Gli incidenti mortali in Formula 1

Dopo l’incidente mortale che oggi è costato la vita a Dan Wheldon durante una gara del campionato IndyCar a Las Vegas., ecco alcuni degli episodi più tristi della storia delle corse, in Formula 1:

Elio De Angelis

Durante una serie di prove sul circuito francese di Paul Ricard a Le Castellet, l’alettone posteriore della BT55 si staccò mentre De Angelis procedeva ad alta velocità, facendo perdere stabilità al retrotreno della vettura, che, dopo diversi cappottamenti, finì contro una barriera e prese fuoco. Diversi piloti, tra cui Alan Jones e Nigel Mansell, si fermarono a prestare soccorso ed Alain Prost cercò di estrarre il romano dall’abitacolo nonostante le fiamme, senza riuscirvi.

Gilles Villeneuve

È l’8 maggio 1982, ore 13:52 a Zolder, mancano pochi minuti al termine delle qualifiche del sabato: Villeneuve è indietro, è sesto. È soprattutto dietro a “quello lì” come ora chiama Didier, che è terzo. Gilles, ormai in procinto di rientrare ai box su ordine del direttore tecnico Mauro Forghieri[2][3] affronta la chicane alle spalle dei box e successivamente la discesa che immette alla curva  ‘Terlamenbocht’, la curva del bosco. È in quinta piena quando improvvisamente si trova davanti la più lenta March numero 17, guidata da Jochen Mass, il quale lo vede arrivare e si sposta subito a destra, pensando che il canadese lo superi a sinistra; Villeneuve, invece, nella stessa frazione di secondo pensa che Mass si sposti a sinistra, perché vuole affrontare la Terlamen all’interno, lungo la traiettoria più veloce, e anch’egli va quindi verso destra. La collisione è inevitabile: la Ferrari numero 27 urta, con la ruota anteriore sinistra, quella posteriore destra di Mass. La vettura decolla, compie due looping completi per un totale di venticinque metri di volo[4], sfiorando il guard-rail. Il looping successivo porta la Ferrari a schiantarsi violentemente contro un terrapieno a bordo pista: con la tremenda energia cinetica di un’auto lanciata a 260 km/h, la vettura viene rilanciata in aria, priva di gran parte dell’avantreno, a circa mezzo metro all’interno dell’asfalto della curva a destra Villeneuve fu proiettato fuori dalla macchina in questo frangente a causa del distacco degli attacchi delle cinture di sicurezza dalla scocca, cinture che trascinarono il sedile della sua Ferrari ancora attaccato a lui. Inoltre in queste fasi dell’incidente perse anche il casco. Il corpo di Villeneuve atterrò, con un volo di quasi 50 metri, malamente sulla spalla destra e con il corpo strappò la prima rete di protezione, successivamente, sbatté violentemente il collo su un paletto di sostegno della seconda rete metallica. La sua vettura senza controllo prosegue la sua carambola: i continui ribaltamenti producono un ennesimo volo di quattro metri circa, e aleggia pericolosamente sopra la March che nel frattempo rallenta. Mass inizia ad acquisire la consapevolezza di quanto sta accadendo vicino a lui. Le scarpe di Gilles vengono ritrovate a duecento metri dal luogo dell’incidente, il suo casco a cento metri, il volante a centottanta.

Riccardo Paletti

Gran Premio del Canada il 13 giugno. In partenza il semaforo impiegò un tempo insolitamente lungo per volgersi al verde e Didier Pironi, che era in pole position, ebbe un inconveniente al motore della sua Ferrari che si spense; Pironi lo segnalò prontamente agitando le braccia, ma la partenza venne data lo stesso, e quando si accese il verde, le altre macchine riuscirono a evitare la vettura di Pironi; Paletti, che partiva dall’ultima fila e aveva quindi la visuale oscurata dalle vetture precedenti, non riuscì a reagire in tempo e colpì il retro della vettura di Pironi a una velocità di circa 180 km/h. Paletti perse subito conoscenza rimanendo intrappolato nell’auto; i commissari di gara intervenirono per verificare le condizioni dei piloti sulle altre altre auto, mentre i tecnici di pista raffreddavano il carburante fuoriuscito dalla vettura di Paletti. Pochi secondi dopo, la rimanente benzina fuoriuscita dal serbatoio prese fuoco e la Osella fu completamente avvolta dalle fiamme. Il fuoco fu rapidamente domato ma il pilota, pur non ustionato, non dava segni di vita; estratto dalla sua macchina e portato in ospedale, morì poco dopo esservi arrivato. Le ferite riportate nella zona toracica, piuttosto gravi, resero fatale l’inalazione delle sostanze estinguenti che precluse ogni possibilità di rianimarlo, inoltre aveva subito la frattura della gamba sinistra e della caviglia destra. Paletti fu la seconda vittima in F1 quell’anno; solo poche settimane prima Gilles Villeneuve aveva perso la vita sul circuito di Zolder.

Niki Lauda

Il 1 agosto 1976, durante il Gran Premio di Germania, corso sul pericoloso circuito del Nürburgring, Lauda ebbe un gravissimo incidente, rimanendo intrappolato nella vettura in fiamme. Grazie al coraggio dei colleghi Harald Ertl, Guy Edwards e Arturo Merzario, riuscì a salvarsi, anche se le sue condizioni rimasero gravissime per diverso tempo, non tanto per le pur gravi ustioni subite dal pilota (ancora oggi il suo volto risulta sfigurato), quanto per aver inalato i velenosi fumi della benzina.

Ayrton Senna

Erano le 14:17 quando al 7º giro, il secondo dopo la ripartenza dietro la safety car (entrata in seguito ad un incidente in partenza che aveva coinvolto JJ Lehto e Pedro Lamy, i rottami delle cui vetture avevano provocato il ferimento di alcuni spettatori), Senna uscì di pista in piena velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Il piantone era stato modificato la notte seguente le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione. Il piantone era stato allungato. La saldatura manuale si era mostrata però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara. Il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto. Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò (come si vede anche dalle immagini riprese dal videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì ad evitare il muro del Tamburello. Le conseguenze risultarono tragiche: l’impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto. Il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, dal bordo superiore. Ciò causò lo sfondamento della regione temporale destra e provocò gravissime e fatali lesioni. Il pilota brasiliano perse oltre 3 litri di sangue in seguito a tali lesioni; dopo i primi soccorsi a bordo pista prestatigli dall’equipe medica, sotto l’occhio vigile del medico della FIA Sid Watkins, fu deciso di trasportarlo via elicottero all’Ospedale Maggiore di Bologna. Qui il pilota venne ricoverato nel reparto di rianimazione, dove si accertò che il danno più rilevante era il trauma cranico provocato proprio dal puntone della sospensione; ogni sforzo per salvargli la vita fu vano e Senna spirò all’età di 34 anni alle ore 18,40 senza aver mai ripreso conoscenza