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Ecco come le tue emozioni possono ucciderti

Si può morire di crepacuore? Un grande dolore o uno shock emotivo intenso possono davvero mettere a repentaglio la funzionalità del muscolo cardiaco? Medici e scienziati dibattono sulla questione da anni e non sono mancati studi hanno più volte avvalorato questa tesi. Un cuore spezzato può uccidere.

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INFARTO O SHOCK EMOTIVO? – Dalle pagine della BBC, Jason Goldman racconta uno dei casi più famosi e citati della letteratura medica: un pomeriggio come tanti altri, una donna di 44 anni arrivò al pronto soccorso del Massachusetts General Hospital. Si era sentita bene per tutta la giornata, ma improvvisamente aveva cominciato ad accusare forti dolori al petto che si propagavano lungo il braccio sinistro. I medici pensarono subito a un infarto ma, dopo qualche rapido accertamento, scoprirono che la paziente non solo non soffriva di nessuna patologia cardiaca ma che, sopratutto, non aveva nessun infarto in corso. Quello stesso giorno però, alla donna era stata data una notizia terribile: suo figlio, appena 17enne, si era suicidato.

L’ADRENALINA CHE AVVELENA IL SANGUE – Un nesso, quello tra psicologia e fisiologia, che sembra scontato al senso comune. Tuttavia non era lo stesso per i medici: per molti anni, infatti, i cardiologi avevano escluso con forza l’esistenza di una correlazione tra corpo e mente, concentrandosi sulle cause fisiche del «mal di cuore»: arterie occluse, emboli, danni all’aorta, lasciando agli psicologi tutto ciò che avesse a che fare con la sfera emotiva. Nonostante questo però, i segnali di come le emozioni incidessero sul funzionamento del muscolo cardiaco erano sempre più evidenti e durante il secolo scorso, i numerosi studi condotti dagli etologi sul comportamento animale hanno rivelato un fatto molto interessante: quando un animale sperimenta una situazione di estremo pericolo, l’adrenalina rilasciata nel flusso sanguigno raggiunge un livello tale da avvelenare il sangue, danneggiando gli organi e, di conseguenza, anche il cuore. Questo fenomeno è stato chiamato «miopatia da cattura» e riguarda anche l’uomo.

 

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«SINDORME DA CUORE INFRANTO» – Nel 1995 uno studio condotto da Jeremy Kark, Silvie Goldman, e Leon Epstein mise in luce come, in un preciso giorno del 1991, in Israele venne registrato un picco di decessi causati da patologie cardiache. Quel giorno era il 18 gennaio 1991, il primo giorno dell’operazione Desert Storm nel Golfo Persico, nonché giorno dell’attacco dell’Iraq a Israele con i missili Scud. A morire non furono soltanto le persone colpite dai missili, ma anche persone che, nell’apprendere la notizia dell’attacco, si erano sentite male e sono morte. «Si percepiva una minaccia incombente e mortale – scrissero i ricercatori – Alla popolazione vennero distribuite maschere antigas e siringhe contenenti dosi di atropina, in caso di attacco chimico. I telegiornali non parlavano d’altro. Tutto il paese viveva nell’ansia. Ansia che, per qualcuno, è diventata insostenibile». A questo primo studio ne sono seguiti molti altri, ma è solo nel 2005 che a questi casi viene dato un nome preciso: cardiomiopatia da stress, detta anche «sindrome da cuore infranto». Ci sono quindi ben pochi dubbi, quindi, circa il fatto che la nostra mente e le nostre emozioni possano avere un effetto tangibile e misurabile anche sul nostro corpo. Effetti che, in casi gravi, possono portare addirittura alla morte.

(Photocredit: Thinkstock)