“Listerine e cancro, la Johnson ci risponda”

“Una bomba per la tua igiene orale”, dice il claim del prodotto. Eppure un’organizzazione parla di “connessione potenziale” Il Listerine,...

“Una bomba per la tua igiene orale”, dice il claim del prodotto. Eppure un’organizzazione parla di “connessione potenziale”

Il Listerine, noto prodotto per l’igiene reclamizzato da un’altrettanta nota pubblicità, finisce sotto accusa negli Stati Uniti d’America: secondo un’organizzazione che si occupa del controllo e della prevenzione del cancro al cavo orale, ci sarebbe una connessione fra il prodotto e la malattia. Una connessione potenziale: tutta la storia sul Daily Telegraph.

CHE BOMBA! – Che cosa è successo? E’ successo che la Johnson & Johnson’s, che tramite una sua controllata produce e distribuisce il prodotto, avrebbe fatto di tutto per inibire la contemporanea diffusione di un test per il cancro al cavo orale, sollevando più di un sospetto.

Secondo i documenti, nel febbraio 2010 l’OCPI (Organizzazione per la prevenzione del Cancro Orale, ndt) ha firmato un contratto con una società chiamata OraPharma – che era allora una sussidiaria della Johnson & Johnson – per distribuire un test per il cancro, chiamato il test Oral CDx Brush. Il test è pensato per identificare le cellule pre-cancerose nelle bocche del cliente. La OCPI sostiene che la Johnson & Johnson sarebbe presto diventata “estremamente preoccupata riguardo le implicazioni” di uno studio australiano che collegava i colluttori al cancro. L’OCPI afferma che la multinazionale non voleva “far credere che esistesse un collegamento fra il Listerine e il cancro orale” vendendo entrambi i prodotti.

Insomma secondo la Johnson comportarsi correttamente fornendo un quadro completo della situazione alla clientela poteva risultare in un danno di immagine da evitare. Ovviamente di diverso avviso è la compagnia in questione che promette di vincere la sua battaglia in tribunale.

J&J afferma: “La compagnia ritiene di essersi spesa in affari corretti e attendiamo l’opportunità di risolvere questo problema in tribunale”