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«Ti racconto che vuol dire essere vittima di una porno-vendetta»

Vite tormentate da scatti e video intimi diventati pubblici. Persone costrette a rinunciare al proprio lavoro, umiliate in rete e nella vita reale, ridotte a dover temere per la propria sicurezza. Questo è quanto sono obbligate a subire le vittime di «porno-vendette», ovvero quelle che hanno visto pubblicate on line, senza il proprio permesso, fotografie o video sessualmente espliciti. Ritorsioni a luci rosse, compiute da ex mariti e compagni, che in Israele sono considerate reato: come spiega l’Huffington Post, il 6 gennaio scorso è stata approvata una legge che dispone come il caricamento di immagini o video sessualmente espliciti, senza il consenso del soggetto interessato, è una forma di molestia sessuale. Punibile con una pena fino a cinque anni di carcere. In attesa che la normativa venga emulata anche in altri Paesi, il fenomeno sta crescendo: lo dimostra anche il caso dell’uomo arrestato in California per aver creato un sito web dove ex fidanzati e mariti potevano postare materiale pornografico sulle vecchie compagne. Tutto a loro insaputa.

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VITE TORMENTATE – C’è chi ha tentato di raccontare la propria esperienza su Reddit, dove diversi utenti hanno spiegato come è cambiata la propria vita da quando sono stati vittime di «porno vendette».

Porno vendetta

 

L’Huffington Post ha spiega come diversi uomini e donne abbiano volontariamente condiviso fotografie intime on-line: in questo caso, pochi rimpianti e conseguenze definite “minime”. Tuttavia, gran parte sono coloro che, invece, si sono ritrovati on line a propria insaputa, con filmini e scatti piccanti postati da ex partner. Questi utenti hanno segnalato pesanti effetti a lungo termine: dai problemi di lavoro e di fiducia, passando per disturbi psichici, fino alla sensazione perenne di insicurezza.

Porno-vendetta

Questo il racconto di un utente, sempre su Reddit:

«Quando ero sposata, ho fatto un porno amatoriale con mio ​​marito. Allora pensavo fosse una buona idea, ma mi sbagliavo. Poi, quando ho scoperto che mi tradiva, l’ho lasciato.  Avevo completamente dimenticato del video amatoriale, fino a quando un collega è venuto da me e mi ha detto che aveva ottenuto una email molto interessante dal mio ex (erano amici) e mi mostrò il link. Aveva caricato il video in un sito porno. Ha mandato il link a tutti i conoscenti comuni, compresa la mia famiglia. Ero completamente mortificata. Inutile dire che ho dovuto lasciare il mio lavoro e sono dovuta tornare nella mia casa di provincia. Venivo molestata nel mio lavoro (ho lavorato in una fabbrica, con colleghi per lo più uomini). Non potevo sopportare di vedere o uscire con nessuno dei miei vecchi amici», ha raccontato la donna.

Soltanto una delle tante che ha raccontato il proprio dramma, pentendosi di quanto fatto in passato con il proprio partner.

 LE CONSEGUENZE – C’è chi racconta di essere stato umiliato, dopo che i conoscenti e in particolare i familiari hanno visto video amatoriali o fotografie a sfondo sessuale. Oppure chi ha spiegato di sentirsi in costante preoccupazione per la propria sicurezza personale, soprattutto quando le porno vendette pubblicate mostrano, insieme a scatti e filmati, anche informazioni personali (indirizzi email, nomi e numeri di telefono). «Sono stata costretta a trasferirmi in un luogo iper-vigilato, 24 ore su 24, dove mi sentivo più al sicuro», ha spiegato un’altra utente. Questo perché il proprie ex aveva caricato, sempre senza il suo permesso, foto intime scattate durante la loro relazione.

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Una vittima ha raccontato la sua storia sul Guardian: «Il mio stato d’animo oscillava tra il panico e l’ansia persistente. Mi svegliavo alle 3 del mattino per controllare la mia email, la mia pagina di Facebook, eBay, il mio nome su Google. Un rituale del quale non riuscivo più a fare a meno. Nel settembre 2011, sono entrata di nuovo nel panico dopo aver letto una e-mail anonima che mi avvertiva di aver visto, in un sito on line, una mia foto nuda», ha spiegato la donna. C’è chi ha avuto anche pesanti conseguenze sulla propria sfera sessuale: «Non mi  sento più a mio agio, ogni volta sento il bisogno di dover controllare che ogni tecnologia sia spenta e che nessuno mi stia filmando di nascosto». Un’ossessione. Una ragazza, infine, ancora minorenne quando è stata vittima della «porno-vendetta», ha raccontato di aver per anni «ripudiato il proprio corpo», dopo la reazione della madre e dei propri compagni di scuola.