La bufala della Camusso che «ha una pensione da 30mila euro» e le tempistiche sospette di diffusione

di Gianmichele Laino | 12/02/2019

Susanna Camusso
  • Si è diffusa una bufala sulla pensione di Susanna Camusso

  • L'ex segretario della Cgil non prenderà 30mila euro quando smetterà di lavorare

  • Sorprendono le tempistiche della diffusione di fake news sul sindacato

Chiariamo subito una cosa. Susanna Camusso – nonostante non sia più il segretario nazionale della Cgil – non è ancora in pensione. Con una battuta, potremmo dire che sta valutando se andarci con quota 100. Ma probabilmente non potrebbe neanche sfruttare la misura voluta dal governo giallo-verde perché le mancherebbe qualche requisito, specialmente sulla continuità retributiva. Si tratta della prima parte di una bufala diffusa in queste ultime ore, che sta diventando molto virale a causa della condivisione di determinate pagine molto popolari sui social network e che deve essere assolutamente arginata anche per un secondo aspetto.

La bufala sulla pensione di Susanna Camusso da 30mila euro

Nella seconda parte della bufala, infatti, si fa riferimento al fatto che la Camusso abbia avuto un trattamento di fine rapporto da 1 milione e 800mila euro e che prenderà una pensione da 30mila euro. Il messaggio fake riporta anche questa frase: «Tutto questo per avere aiutato le aziende a licenziare i lavoratori. E poi fate casino per i 780 euro». Il riferimento al reddito di cittadinanza voluto dal Movimento 5 Stelle è molto chiaro.

La notizia è stata immediatamente smentita dagli organi ufficiali della Cgil: Fabrizio Rossetti, segretario nazionale Fp Cgil, ha avuto anche uno scambio di battute con il profilo Twitter @azzurrandia che, nelle ultime ore, si è reso protagonista della diffusione del messaggio. Quest’ultimo ha affermato di aver appreso il dato da altra fonte (senza specificare quale) e ha successivamente cancellato il suo tweet.

Susanna Camusso

Il suo screenshot, comunque, sta continuando a fare il giro del web. Condiviso anche da pagine Facebook da diverse migliaia di followers, come nel caso di Nuova Forza Italia. Difficile, dunque, far capire all’utente medio che la pensione della Camusso – quando andrà in pensione -sarà di gran lunga inferiore rispetto ai 30mila euro e non si avvicinerà nemmeno lontanamente a questa cifra, dal momento che il suo stipendio netto attuale (che è pubblicato sul sito della Cgil) si aggira intorno ai 3800 euro.

La tempistica sospetta sulla bufala sulla pensione di Susanna Camusso

Ma quello che più sorprende è la tempistica con cui queste bufale vengono diffuse. E che fanno pensare a un vero e proprio disegno contro il sindacato. Sulla diffusione di questi messaggi denigratori nei confronti della Cgil ha fatto un puntuale resoconto «storico» la responsabile dei social network della Cgil nazionale, Esmeralda Rizzi. «Il primo attacco su pensioni e stipendi di Susanna Camusso – dice a Giornalettismo – è arrivato all’indomani del congresso che ha eletto Maurizio Landini nuovo segretario nazionale. Tant’è che anch’io, dal mio profilo Facebook, ho scritto un post che segnalava questi abusi».

Capire la dinamica di questa diffusione è semplice: c’è stato un avvicendamento ai vertici del sindacato, l’utente medio pensa che Susanna Camusso sia andata in pensione. Immediata, scatta la bufala. Nel momento, tra l’altro, in cui il sindacato ha tanta visibilità: l’elezione di Maurizio Landini ha fatto notizia, ha occupato diverse pagine di giornale, è entrata nei telegiornali. Da tempo la Cgil non aveva così grande visibilità.

Ma c’è un altro momento in cui si torna a ricondividere vecchi articoli denigratori sugli stipendi dei sindacalisti. Siamo allo scorso fine settimana, il 9 febbraio, nel giorno della più grande manifestazione unitaria dei sindacati da diverso tempo a questa parte: «In quelle ore – ci spiega Esmeralda Rizzi – vedo girare un vecchio articolo del Secolo d’Italia che fa riferimento alle ‘pensioni gonfiate’ dei sindacalisti». Oggi, è la volta di un nuovo attacco diretto a Susanna Camusso.

Come si può immaginare, la diffusione di queste bufale o di articoli denigratori corrisponde sempre a un momento di forte visibilità del sindacato. Un elemento, forse, che non è gradito alle forze di governo, né tantomeno alla maggior parte dei media. E la domanda sorge spontanea: perché, parlando di sindacati, ha avuto più diffusione una bufala basata sul nulla e che non ha riscontro nella realtà e non una manifestazione che ha fatto scendere in piazza circa 200 mila persone?

FOTO: ANSA/CLAUDIO PERI