Ricetta elettronica, ora basta un codice via mail o whatsapp

di Thomas Cardinali | 20/03/2020

Il coronavirus sta cambiando molto della società, per la maggior parte purtroppo in peggio con alcune gravi limitazioni, ma ci sono anche dei muri che vengono abbattuti come quello della ricetta elettronica. Il direttore della Protezione Civile Angelo Borrelli ha infatti annunciato nel punto stampa di ieri l’autorizzazione ai medici del Sistema Sanitario Nazionale di poter emettere quella che potremmo a tutti gli effetti definire ricetta elettronica. Questo rappresenta un passaggio epocale, dato che molto spesso dal medico di base si creano lunghe code soltanto per ritirare delle impegnative e senza alcun bisogno di controllo medico. Ma cosa significa ricetta elettronica?

Ricetta elettronica, cosa cambia per i cittadini

Ricetta elettronica codice impegnativa
Ricetta elettronica codice impegnativa

Da oggi sarà molto più semplice ottenere l’impegnativa grazie alla ricetta elettronica, che permetterà ai medici di famiglia di inviare un codice via mail o via Whatsapp direttamente all’assistito. Questo permetterà così di evitare assembramenti presso il medico di base velocizzando così la possibilità di accedere a medicinali magari essenziali per chi soffre di altre patologie:

Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del virus Covid-19 – ha spiegato il ministro della salute Speranza – Puntiamo con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono. Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il Sistema sanitario nazionale”

Ricetta elettronica, tutte le modalità per richiederla

Sarà possibile dunque ricevere la ricetta elettronica attraverso tre diverse modalità, quindi attenzione a prendere subito confidenza con quella che potremo definire “sanità smart”:

  1. trasmissione del promemoria in allegato a messaggio di posta elettronica. Potrà essere utilizzata laddove l’assistito indichi al medico di base la propria casella di posta elettronica certificata (PEC) o quella di posta elettronica ordinaria (PEO);
  2. comunicazione del codice di impegnativa della ricetta Elettronica tramite SMS o con applicazione per telefonia mobile (whatsapp, telegram) che consente lo scambio di messaggi e immagini, laddove l’assistito indichi al medico di base il numero di telefono mobile;
  3. comunicazione telefonica da parte del medico prescrittore del Numero di impegnativa della ricetta Elettronica laddove l’assistito indichi al medesimo medico il numero telefonico.

Cosa fare con il codice in farmacia

Una volta ricevuto il codice via mail o via whatsapp dal medico di base vi basterà recarvi con la ricetta elettronica presso la vostra farmacia più vicina, a quel punto il farmacista non dovrà far altro che verificare il codice e provvedere così all’erogazione del medicinale richiesto.

La nuova ricetta elettronica è stata deliberata come annunciato su iniziativa della Protezione civile e dal ministero della Salute, in concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze e con l’intesa del presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome. All’interno dell’ordinanza ci sono anche indicazioni per chi deve richiedere medici per i quali è necessaria l’assistenza medica.

Perché ricetta elettronica sì e autocertificazione digitale no?

Nelle scorse settimane ci sono stati diversi sviluppatori che, gratuitamente, hanno reso disponibili delle app per elaborare autocertificazioni digitali per gli spostamenti. Il Ministero dell’Interno ha tenuto a precisare che, purtroppo, queste non essendo ufficiali non hanno alcun valore pertanto non possono essere valide ai fini dell’accertamento degli organi preposti. Ma come mai invece la ricetta elettronica è stata autorizzata?

La risposta è molto semplice: non essendo ufficiali le applicazioni per l’autocertificazione digitale chi ha elaborato le app potrebbe raccogliere in modo indebito i dati di migliaia di persone, a differenza del Sistema Sanitario Nazionale per il quale siamo tutti schedati. Resta comunque un mistero come in tempo di smart working e con la difficoltà a reperire toner  o  cartucce per stampanti il Ministero non abbia predisposto un analogo software molto semplice anche a livello di programmazione. Resta dunque valido solo ed esclusivamente il modulo scaricabile sul sito del Ministero.

Staremo a vedere se questa richiesta che arriva da più parti potrà essere accolta e se anche l’autocertificazione diventerà smart come la nuova ricetta elettronica.