Coronavirus, secondo l’Oms la pandemia provocherà 25 milioni di disoccupati

di Federico Pallone | 20/03/2020

coronavirus
  • Superata l'emergenza coronavirus bisognerà fare i conti con la perdita dei posti di lavoro

  • Per l'Oms le previsioni sono drammatiche

Siamo ancora nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus, con l’Italia che proprio ieri ha superato la Cina per numero totale di morti, ma già si cominciano a prevedere gli effetti che provocherà questa crisi, soprattutto da un punto di vista economico e lavorativo.

LEGGI ANCHE –> Monitor: quanti sono i morti e quali sono le misure di sicurezza messe in atto

Secondo uno studio realizzato e pubblicato dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro (Oms), la pandemia rischia di provocare la perdita di oltre 25 milioni di posti di lavoro. Un numero impressionante, che – qualora diventasse realtà – supererebbe quello del 2008, quando, in seguito alla crisi economica, furono 22 milioni le persone licenziate. Particolarmente colpite risulterebbero essere le economie occidentali, con una perdita di ricavi che si prevede arriverà a circa 3100 miliardi di euro entro la fine del 2020. Tutto ciò avrebbe inevitabilmente una ricaduta in termini di riduzione di servizi e consumi, andando a impattare sulle imprese e sulle economie nazionali. «I comparti  più toccati saranno il turismo, i trasporti ma anche l’industria dell’automobile», afferma Guy Ryder, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. «Sarà un crash-test di proporzioni inquietanti, ben peggiore di quello del 2008», dice.

Nello studio viene fatto poi un focus dettagliato su chi effettivamente potrebbe essere tra i lavoratori maggiormente a rischio: sarebbero tra le 8 e le 35 milioni le persone che rientrerebbero nella categoria dei cosiddetti ‘lavoratori poveri’, cioè chi guadagna meno di 2,90 euro al giorno. Anche qui il numero è impressionante se si pensa che, prima dell’emergenza coronavirus, la previsione per il 2020 era di una diminuzione nell’ordine di 14 milioni di unità. «Prendendo esempio da quanto accadde nel 2008, è di fondamentale importanza proteggere il salario dei dipendenti e cercare di salvare i posti di lavoro», conclude Ryder.

[CREDIT PHOTO: INSTAGRAM]