Quando il sessismo nella pubblicità è questione di «non essere dello stesso avviso»

Abbiamo provato a contattare il titolare dell'agenzia di Roma per chiedere conto di questi cartelloni e la risposta è stata chiara

12/02/2021 di Ilaria Roncone

«In qualsiasi posizione io me la prendo», «Se vuoi darla via chiamami», «A me piace farlo, fallo con me», «Se me la fai vedere ci penso io»: questi gli slogan sui cartelloni pubblicitari dell’agenzia immobiliare a nord di Roma Mediacasa. «Impegno, dedizione e risultati eccellenti sono solo alcuni dei motivi che portano i nostri clienti a lavorare con noi», si legge immediatamente sotto uno slideshow della stessa immagine con i vari slogan. Slogan che sono stati riproposti in giro per Roma in grandi cartelloni pubblicitari che hanno già attirato l’attenzione di qualcuno.

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Pubblicità sessista agenzia Mediacasa

Andando a cercare traccia in rete di questi cartelloni pubblicitari le prime tracce risalgono già allo scorso anno.

Dopo la segnalazione che risale allo scorso settembre, non contenta, l’agenzia ha bissato proponendo nuovi slogan.

Abbiamo provato a contattare l’agenzia Mediacasa e siamo riusciti a parlare con il titolare dell’agenzia immobiliare Daniele Francassa – la persona che ha prestato il volto ai cartelloni -, responsabile di questi contenuti pubblicitari. Alla nostra richiesta di contestualizzare la campagna e capire il perché degli slogan palesemente sessisti e a sfondo sessuale a risposta è stata un sostanziale no comment, anche quando è abbiamo chiesto se funziona questo modello pubblicitario: «Noi, per scelta, non rispondiamo né in senso positivo né in senso negativo. La ringrazio per aver pensato a questo ma non siamo dello stesso avviso e come agenzia non parliamo né in situazioni di messaggi positivi né in situazioni di messaggi negativi, considerato che non cerchiamo né qualcuno che l’appoggi né qualcuno che vada contro. Si tratta di una pubblicità, lei la vede così e io rispetto il suo modo di pensare però non siamo dello stesso parere».

La creatività che manca

La domanda sorge spontanea: chi ha ideato questa campagna non si è reso conto di come vanno le cose nell’anno 2021? Che di pubblicità sessiste ne è stanco il mondo e che un cartellone del genere al massimo può far sì che le persone si allontanino dal brand in questione? Sui social social cartelloni del genere vengono demoliti e non fanno ridere più nessuno, forse solo boomer.

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