Pera Toons e i fumetti che non hanno haters: «Ma che paura quando la gente inizia ad annoiarsi di un format»

Alessandro Perugini ha fatto uscire il suo ultimo lavoro, il libro "Sfida all'ultima battuta". Ci ha raccontato come un format online riesce a funzionare anche offline

29/09/2021 di Gianmichele Laino

Alessandro Perugini, l’autore di Pera Toons, parla con la stessa onestà che hanno i personaggi dei suoi fumetti. Lo stesso tratto gentile, con le battute di spirito che riescono a emergere anche durante una conversazione telefonica. Proprio come quando ci spiega quale sia stata la freddura che ha avuto maggior successo, anche se proprio non se l’aspettava: «Quella del polpo cattivo che è un polpaccio. Probabilmente il successo è dovuto al disegno di un polpo cattivo, con un coltello in mano, che parla con un polpaccio di una persona. Ha avuto 4 milioni di visualizzazioni su TikTok. Delle volte, ci sono delle freddure banalissime che però arrivano a tutti, in maniera veloce. Ma credo che ci siano battute molto più virali, come format e come tipologia, rispetto alle freddure».

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Pera Toons esce in libreria, la vita di una striscia animata anche offline

Nelle librerie sta per uscire Sfida all’ultima battuta, editrice Tunué. Si rinnova l’avventura di portare sulla carta il successo di un format che – tra il 2018 e il 2020 – ha visto la sua esplosione online. «Ho sempre disegnato sin da piccolo su carta – ha spiegato l’autore, classe 1982 -. Sapevo che le mie vignette piacevano: i miei compagni di classe, i miei amici adoravano i miei disegni in stile Lupo Alberto o Rat-Man. Il difficile è stato trasportare tutto sul digitale: ho dovuto semplificare al massimo perché sui social tutto è più veloce, la gente ha poco tempo per leggere una battuta e così via. All’inizio, quando ho portato il mio progetto digitale nei miei primi tre libri non ho voluto cambiare molto tra l’online e l’offline. L’esperimento è stato positivo, anche perché l’editore mi ha assecondato, realizzando un formato molto simile a quello di uno smartphone o al massimo di un tablet. L’ultimo libro, invece, ha rappresentato una sfida nella sfida: ho voluto renderlo più longevo, creando una storia che collegasse le vignette. Abbiamo fatto un fumetto in piena regola, con l’aiuto di uno sceneggiatore, con un lavoro di brainstorming per creare la psicologia dei personaggi. Abbiamo un po’ cambiato registro».

Un discorso è far ridere offline, un discorso è far ridere online. E anche sulle varie piattaforme c’è una differenza dovuta al target, alla sensibilità del pubblico, agli strumenti a disposizione. Pera Toons ha 1,5 milioni di fans su TikTok, ha oltre 210mila iscritti al suo canale su YouTube, cresce costantemente su Instagram e persino su Facebook. Ma Alessandro Perugini è consapevole delle differenze che ci sono tra le varie piattaforme: «Ora come ora – spiega -, per il mio target, è più facile far ridere su YouTube. Le mie cose piacciono un po’ a tutte le età, ma su YouTube ci sono bambini un po’ più piccoli che queste battute le ascoltano per la prima volta. Per questo ho dei numeri maggiori su questa piattaforma, anche se è il canale più recente tra tutti i miei social».

Le paure di un creator

Lavorare sui social network significa accettare, quotidianamente, la possibilità che qualcosa possa andare storto. Un aspetto non secondario, perché quando ciò accade – se si è abituati ad avere un certo riscontro – alla fine si può anche restare delusi. Sono le paure del creator. «Abbiamo paura dei cambi d’algoritmo o delle regole delle piattaforme – spiega l’autore di Sfida all’ultima battuta –. Pensate all’apocalisse delle pubblicità su YouTube. Purtroppo quelle sono cose che non si possono prevedere. Al massimo puoi impegnarti nel migliorare le tue performance su altre piattaforme e capire cosa potrà funzionare di nuovo in futuro. Un’altra paura grossissima è la gente che si annoia: il format può durare un anno, un anno e mezzo. Il gusto della gente è volubile come mai in passato e la paura è quella che non ci sia il tempo di creare nuovi format o di capire quali format potrebbero piacere in futuro».

Facile, dunque, sviluppare con le piattaforme un rapporto di odio e amore. Anche se, alla fine, è sempre un pezzetto di te a essere ceduto quando si pubblica un contenuto originale su Facebook o YouTube, resta il compromesso dell’aumento esponenziale della visibilità. «Le grandi piattaforme, ovviamente, pagano delle noccioline rispetto ai media tradizionali. Per monetizzare i miei contenuti ci ho messo due anni. Ma d’altra parte non riesco ad arrabbiarmi: le grandi piattaforme ti concedono come valore aggiunto una marea di visibilità. Trent’anni fa questa cosa era impossibile. C’è sicuramente un rapporto d’amore e odio con le grandi piattaforme, ma avere così tanta visibilità ti porta molto vicino all’amore».

Per questo, ogni tanto, è bene rifugiarsi nella buona, vecchia carta stampata. Quella è difficile che possa deludere: «Mi aspetto di fare le stesse visite di Ridi che è meglio, che ha fatto stampare 50mila copie. Sento che Sfida all’ultima battuta avrà anche un qualcosa in più rispetto ai miei libri precedenti e spero che possa rivolgersi anche a un pubblico più attento alle storie e non soltanto alle singole vignette. Io lo spingerò fino alla fine, perché credo tantissimo in questo lavoro».

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