Matteo Renzi condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti di Firenze

di Enzo Boldi | 04/07/2019

Matteo Renzi

La Corte dei Conti toscana ha condannato l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi per danno erariale. I fatti finiti nel mirino dei giudici contabili si riferiscono a quando il senatore del Pd ricopriva il ruolo presidente della Provincia di Firenze. I particolare la sentenza ha riguardato il conferimento di quattro incarichi da direttore generale al posto di un’unica figura, come invece previsto dallo Statuto provinciale.

Secondo i giudici, la scelta fatta da Matteo Renzi quando era alla guida della Provincia di Firenze ha provocato una maggiore spesa per le casse dell’Istituzione, e quel danno deve essere risarcito direttamente dal portafoglio dell’ex presidente del Consiglio. Come riporta La Repubblica (nella sua edizione fiorentina) l’attuale senatore del Partito Democratico dovrà versare 15mila euro, mentre per gli altri quattro ex dirigenti e un ex assessore della Provincia (tutti coinvolti nella stessa indagine della Corte dei Conti) il risarcimento è stato fissato tra i 10 e i 37mila euro.

Matteo Renzi condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale

La contestazione risale al settembre del 2006 quando, dopo le dimissioni del direttore generale, la giunta provinciale guidata da Matteo Renzi nominò e diede le competenze a quattro direttori centrali, costituendo un collegio al posto della figura unica prevista dallo Statuto. Su richiesta di quattro imputati, nel febbraio 2014 la Corte ritenne necessario integrare il contraddittorio per Matteo Renzi, nonostante l’archiviazione della Procura, che finì per raggiungere a processo gli altri imputati.

La procura voleva 800mila euro

La Procura aveva stimato quel danno erariale attorno agli 800mila euro, ma ha deciso che non farà ricorso contro questa sentenza della Corte dei Conti. L’avvocato di Matteo Renzi, invece, la vede diversamente: «Siamo certi che finirà come già accaduto in altri casi, in primo grado grancassa mediatica per poi ignorare l’assoluzione o l’archiviazione – ha detto il legale dell’ex premier, Alberto Bianchi – la condanna è avvenuta senza nessuna richiesta di condanna da parte della Procura e in presenza di una legge che esclude che possa essere sottoposto a giudizio un soggetto che, come nel caso Matteo Renzi, era rientrato nel processo su ordine del giudice, dopo che la Procura ne aveva chiesto invece l’archiviazione».

(foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)