Autostrade, Luciano Benetton chiede la fine della «campagna di odio» contro la famiglia che è «parte lesa»

di Gaia Mellone | 01/12/2019

  • Luciano Benetton scrive una lettera a Repubblica

  • Nella missiva l'imprenditore parla dello scandalo Autostrade

  • «Come famiglia ci riteniamo parte lesa» ma si assume la responsabilità di aver avvallato «un management che si è dimostrato non idoneo»

Luciano Benetton con una lettera inviata al direttore di Repubblica Carlo Verdelli, chiarisce una questione a lungo dibattuta: «Nessun componente la famiglia Benetton ha mai gestito Autostrade». Solo ieri il ministro Luigi Di Maio era tornato all’attacco da un punto stampa di Napoli dicendo che «il Governo e il M5s sono compatti sulla revoca delle concessioni autostradali ai Benetton, ricordo invece tanti episodi in cui la Lega e Salvini, anche il viceministro Rixi, si sono opposti alla revoca». Ma l’imprenditore di Treviso non ne può più: «Trovo inaccettabile, è la campagna di odio scatenata contro la nostra famiglia, con accuse arrivate da subito e che continuano tutt’ora con veemenza».

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Luciano Benetton decide di togliersi non pochi sassolini dalle scarpe con una lettera inviata a Repubblica in cui evidenzia che « la famiglia Benetton è azionista al 30 per cento di Atlantia che a sua volta controlla la società Autostrade». Atlantia  a sua volta «è una azienda quotata in borsa che ha il 70 per cento di azionisti terzi nazionali e internazionali, tra cui sono presenti importanti fondi sovrani e investitori a lungo termine, che nulla hanno a che vedere con la famiglia Benetton». Insomma, l’appello di Benetton è di smetterla di associare la famiglia solo ai disastri di Autostrade. «Le notizie di questi giorni su omessi controlli, su sensori guasti non rinnovati o falsi report, ci colpiscono e sorprendono in modo grave, allo stesso modo in cui colpiscono e sorprendono l’opinione pubblica. Ci sentiamo feriti come cittadini, come imprenditori e come azionisti. – scrive Luciano Benetton – Come famiglia Benetton ci riteniamo parte lesa. Di sicuro ci assumiamo la responsabilità di aver contribuito ad avvallare la definizione di un management che si è dimostrato non idoneo, un management che ha avuto pieni poteri e la totale fiducia degli azionisti e di mio fratello Gilberto che per come era abituato a lavorare, di sicuro ha posto la sicurezza e la reputazione dell’azienda davanti a qualunque altro obiettivo».

Lungi da Benetton giustificare Autostrade chiarisce, «chi ha sbagliato deve pagare», ma ad essere unilateralmente condannata è «la campagna di odio scatenata contro la nostra famiglia, con accuse arrivate da subito e che continuano tutt’ora con veemenza da parte di esponenti del governo», ad esempio «l’onorevole Di Maio, che addita la famiglia come fosse collusa nell’aver deciso scientemente di risparmiare sugli investimenti in manutenzioni. In pratica come fosse malavitosa». Un comportamento «inaccettabile» continua Luciano Benetton ricordando i risultati ottenuto con Autogrill e l’Aeroporto di Roma. «Siamo azionisti di lungo periodo che si sono sempre posti come obiettivo la crescita del valore delle aziende tenuto conto dell’interesse di tutti, utenti, clienti, lavoratori, investitori e azionisti» conclude Benetton Luciano augurandosi, a nome di tutta la famiglia e società, che «la giustizia faccia il suo corso con rapidità» e che «si possano finalmente dare risposte chiare a tante domande». Dal canto suo, Benetton si appella «alle istituzioni e ai media affinché trovino il giusto linguaggio per trattare questi argomenti, la scelta del capro espiatorio da linciare sulla pubblica piazza è la più semplice ma anche la più rischiosa».

(Credits immagine di copertina: ANSA ARCHIVIO)

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