Liliana Segre rompe il silenzio

Liliana Segre rompe il silenzio

Dopo un mese di dichiarazioni a bocca stretta e di sostanziale silenzio stampa, Liliana Segre torna a parlare. Lo fa rilasciando una intervista esclusiva al Corriere della Sera in cui affronta tutti, davvero tutti i temi che, volente o nolente, le sono stati gettati addosso: dalla scorta agli insulti, dall’incontro con Salvini al voto a favore del governo Conte 2, senza dimenticare le cittadinanze onorarie. Inoltre, ben lungi dal voler essere strumentalizzata, la senatrice a vita dichiara che sarebbe pronta ad assumere la guida della commissione sull’odio da lei stessa proposta.

Liliana Segre rompe il silenzio

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Parlando con il Corriere della Sera, Liliana Segre ammette che a volte si chiede «chi me l’ha fatto fare». «Però dura poco, non sono una che si arrende facilmente» aggiunge la senatrice a vita nella prima intervista rilasciata dopo diverso tempo in cui ammette di essere un po’ «esausta». Rispondendo alle domande di Alessia Rastelli, la senatrice a vita dimostra che il suo silenzio è spesso una scelta di eleganza, per non mescolarsi all’odio che le viene gettato addosso. Nonostante i suoi anni, che ammette le impediscono di partecipare a tanti eventi e cerimonie quante vorrebbe, Segre non demorde e non si ferma.

La guida alla Commissione sull’odio: «Accetterei»

Liliana Segre ha dato vita alla Commissione contro l’odio, e sarebbe anche pronta a presiederla. «Se me la propongono, sono dell’idea di dire sì» confessa al Corriere della Sera, ribadendo di credere fermamente in questo progetto che non è di censura o limitazione, come è stato criticato da alcune forze d’opposizione, ma un modo per «studiare un fenomeno, di avanzare proposte su un problema per cui tutti, anche gli esponenti dell’opposizione quando parlano a telecamere spente, si dichiarano allarmati». Del resto, continua la senatrice, «la Commissione che ho proposto non può giudicare né censurare nessuno e non può cambiare le leggi». In merito alla proposta di Lucia Annunziata di nominare Segre a Presidente della Repubblica invece ha qualche dubbio, legati all’età ma non solo. «Sono certa che abbia fatto quella proposta per manifestarmi apprezzamento e solidarietà» ha dichiarato Segre, aggiungendo di essere stata spesso suo malgrado «ad essere già una figura sulla quale si concentrano fin troppi significati simbolici. Non è il caso di aggiungerne altri e di coinvolgermi in ambiti impropri».

La scorta, l’odio e le cittadinanze onorarie

Nell’intervista esclusiva Liliana Segre tocca tutti i temi che l’hanno vista protagonista negli ultimi tempi. A partire dalla scorta, tutela che le è stata garantita -senza essere stata richiesta- dal Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico della Prefettura di Milano. «Sono rimasta di stucco» ha commentato, evidenziando come abbia trovato incredibile dover avere la scorta a 90 anni solo per aver espresso «pacatamente i miei convincimenti», ma racconta di aver stabilito un buon rapporto con i due carabinieri «che mi hanno adottata come una nonna». Una violazione della privacy, un cambiamento della vita quotidiana per lei e i suoi familiari, che invece la proteggevano dall’odio online. Prima del report dell’Osservatorio antisemitismo del Centro di documentazione ebraica contemporanea, Liliana Segre non aveva idea delle cose che venivano scritte contro di lei sui social network, dai quali è assente. «I miei figli avevano deciso di risparmiarmi tali miserie» ha confessato, citando alcuni degli insulti che le vengono rivolti quotidianamente: dalle minacce di stupro a quelle di morte, dai giochi di parole sulla sua religione fino all’esaltazione del nazismo.

Liliana Segre ha mantenuto riservatezza in merito all’incontro avvenuto con Matteo Salvini «per evitare strumentalizzazioni politiche» ma ha espresso solidarietà a lui e Giorgia Meloni, che hanno dichiarato di ricevere tanti insulti quanti la senatrice. «Sarò un’illusa – dice al Corriere –  ma continuo ad auspicare che tutti si uniscano in un impegno bipartisan per prevenire le epidemie dell’odio». Sulle cittadinanze onorarie spiega invece di non voler vedere strumentalizzazioni e di presumere «la buona fede». Ad eccezione di Napoli: «Non mi presto come scudo umano per levare dall’imbarazzo l’assessora».

(credits immagine di copertina: ANSA / MATTEO BAZZI)

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