La geopolitica della cyberwarfare: i gruppi pro-Israele e quelli pro-Palestina

La maggior parte degli attacchi rilevati negli ultimi giorni sono di tipo DDoS. In "campo" ci sono moltissimi gruppi

10/10/2023 di Enzo Boldi

Come ormai accade nei conflitti armati nell’epoca digitale, la guerra sul campo viaggia parallelamente a quella cibernetica. Lo abbiamo visto, solo per citare gli eventi più eclatanti del recentissimo passato (e presente), nel corso dell’invasione russa dell’Ucraina. Dinamiche analoghe, con protagonisti differenti, a quelle che si stanno palesando nel corso dei primi giorni della cyberwarfare tra Israele e Hamas, con gruppi di hacktivisti informatici che hanno preso posizione dinnanzi a quel che sta accadendo in Medio Oriente.

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Al netto di voci non confermate sul presunto coinvolgimento diretto di altri Paesi nelle operazioni cibernetiche che hanno accompagnato l’inizio delle ostilità attuali (ricordando che in quelle zone non si può parlare di conflitto recente e improvviso, ma di una polveriera che da tempo immemore prosegue nelle sue “esplosioni”), quel che fa più riflettere in questa cyberwarfare Israele-Hamas è rappresentato dalle azioni compiute (o promesse) da diversi gruppi di hacker che già si erano resi protagonisti di offensive diffuse durante la guerra tra Russia e Ucraina.

Cyberwarfare Israele-Hamas, i pro-Palestina

E nella geopolitica degli attacchi informatici, come rilevato da The Cyber Express, troviamo una suddivisione piuttosto netta tra i gruppi a sostegno della Palestina (questo non vuol dire essere a sostegno di Hamas) e quelli che sono già scesi in campo “al fianco” di Israele, con quest’ultimo che – nonostante un grande riconoscimento internazionale in termini di cyber security – ha recentemente mostrato delle grandi lacune all’interno dei suoi sistemi di difesa. Provando a stilare una lista, sono attualmente 35 i gruppi di hacktivisti che hanno deciso di appoggiare la causa palestinese, promettendo e conducendo attacchi mirati:

  • Mysterious Team Bangladesh
  • OperationsGhosts of Palestine
  • AnonGhost Blackshieldcrew MY
  • Anonymous Sudan
  • Ganosec team
  • Team Azrael Angel of Death
  • Moroccan Black Cyber Army
  • Gb Anon 17
  • Electronic Tigers Unit
  • YourAnon T13x
  • Hizbullah Cyb3r Team
  • StarsX Team
  • SynixCyberCrimeMY
  • Eagle Cyber Crew
  • Kerala Cyber Xtractors
  • Panoc team
  • Sylhet Gang-SG
  • Muslim Cyber Army
  • Team Herox
  • GhostClan
  • Team_insane_Pakistan
  • Garnesia Team
  • Hacktivism Indonesia
  • 4 Exploitation
  • Team_r70
  • Stucx Team
  • Cscrew
  • TYG Team
  • Ghost Clain Malaysia
  • 1915 Team
  • Anonymous Morocco
  • Pakistani Leet Hackers
  • Cyber Av3ngers

A questi si devono aggiungere due gruppi di hacktivisti filo-russi che hanno già condotto alcune offensive contro obiettivi bancari ed energetici israeliani. Parliamo di Usersec e del famigerato Killnet che ha annunciato la sua presa di posizione con questo messaggio:

«Governo di Israele, sei responsabile di questo spargimento di sangue nel 2022 hai sostenuto il regime terroristico dell’Ucraina e hai tradito la Russia. Tutti i sistemi governativi di Israele saranno soggetti ai nostri attacchi». 

In tutti i casi, almeno per il momento, gli attacchi sono stati di tipo DDoS, con l’obiettivo di provocare disservizi a causa del sovraccarico dei sistemi informatici.

I pro-Israele

Dall’altro lato della barricata cibernetica troviamo un gruppo più ristretto di attori. Oltre alle istituzioni israeliane, infatti, al fianco di Gerusalemme troviamo solamente quattro nomi noti nel mondo dell’hacking:

  • Team UCC Operations
  • Indian Cyber Force
  • Garuna Ops
  • SilentOne

Schieramenti di questa guerra asimmetrica, anche per quel che riguarda il conflitto cibernetico. E oggi Giornalettismo analizzerà questa geopolitica fatta non solo di spargimento di sangue da ambo le parti, di ragioni e controsensi che da anni attanagliano quella zona del mondo. Ma proverà a spiegare, ancora una volta, come queste dinamiche non facciano più solamente da sfondo a ciò che accade a livello militare. Spesso, infatti, sono parte integrante di una guerra “invisibile”.

 

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