Zan fa notare «pena e miseria» dell’intervento di Invernizzi (Lega) sulla legge contro l’omobitransfobia

«Che pena e che miseria in soli venti secondi» scrive Alessandro Zan sui social dello sfottò del leghista

04/12/2020 di Ilaria Roncone

«Sono i vostri sfottò che ci confermano che siamo sulla strada giusta». Sono queste le parole di Alessandro Zan che, su Instagram, ha scelto di condividere l’intervento di Cristian Invernizzi, onorevole appartenente a Lega – Salvini Premier che è intervenuto in Parlamento prendendosi palesemente gioco della legge Zan e del preciso intento di condannare la transfobia. Alessandro Zan ha denunciato la gravità di quello che – ancora una volta – è un attacco alle persone della comunità LGBTQ fatto nel cuore di un’istituzione.

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Il leghista Invernizzi che fa ridere solo i suoi

 

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Non mancano gli applausi e le risate, ovviamente, che si levano tutti dai banchi dell’opposizione. «Onorevoli colleghi, onorevoli colleghe», inizia Invernizzi, «e in ossequio alla recentemente approvata legge Zan permettetemi anche di salutare le onorevoli colleghi che si sentono colleghe, le onorevoli colleghe che si sentono colleghi e gli onorevoli collegh* che ancora non hanno maturato una chiara identità sessuale». Ironia palese che scatena le risate dei colleghi attorno e che da – in parte – la misura degli individui che entrano nel Parlamento italiano. Nessun obbligo a sventolare la bandiera arcobaleno alla Camera e al Senato, ovviamente, ma l’atteggiamento mostrato da Invernizzi e dai colleghi che lo hanno appoggiato è vergognoso, espressione di una politica denigratoria e bulla che entra con merito nel Parlamento italiano.

Zan condivide e denuncia l’intervento

L’onorevole Zan ha condiviso il video sui suoi canali social denunciando le vergognose parole: «Sono le vostre risatine che ci convincono a lottare con ancora più determinazione. Sono le vostre banalizzazioni che ci dicono quanto sia importante questa battaglia», afferma, definendo le parole di Invernizzi «talmente dozzinali e sciocche da non essere nemmeno ascoltate, se non fossero state pronunciate in Parlamento». La gravità delle affermazioni, infatti, è tale nella misura in cui sono state fatte in sede istituzionale. Il Parlamento, sottolinea, Zan «è casa della rappresentanza anche di tutte quelle persone che l’odio, le violenze e le discriminazioni li subiscono per davvero. Tante da non poterle nemmeno contare. Che pena e che miseria in soli venti secondi».

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