Locatelli: «Indice RT stabile, non si sta lavorando a un lockdown generale»

Il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità è intervenuto a Otto e Mezzo

10/11/2020 di Enzo Boldi

Indice RT stabile

Dolore per il dato di oggi sui decessi (580 morti), ma ottimismo per quel che riguarda gli altri parametri individuati dagli ultimi bollettini del Ministero della Salute. Franco Locatelli, intervenuto a Otto e Mezzo (su La7), ha parlato di indice RT stabile: negli ultimi giorni, come spiegato dal Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, la curva si è addolcita. Questo non vuol dire che la situazione sia tendente alla risoluzione dei problemi, ma che il picco potrebbe esser stato raggiunto. Una buona notizia, anche se la situazione negli ospedali e nelle terapie intensive sembrano portare a un pessimismo molto più spinto.

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«La stabilità dell’indice di contagiosità indica che le misure intraprese stanno portando risultati, c’è una decelerazione rispetto alla crescita del passato. E il Dpcm del 24 ottobre deve ancora manifestare pienamente i suoi effetti – ha detto Franco Locatelli a Otto e Mezzo -. La situazione in Italia non differisce da quella di altri paesi europei. In tutto il continente la situazione epidemica non sembra essere sotto controllo, tant’è vero che tutti i paesi hanno adottato misure atte a mitigarne gli effetti».

Indice RT stabile, dice Franco Locatelli

Che la pandemia corra imperante in tutta Europa (ma anche nel resto del Mondo) è cosa evidente. Ma a preoccupare sono i riflessi che questa nuova ondata (più violenta, per numeri, rispetto alla prima di marzo e aprile quando sembrava essere circoscritta in alcune zone) sul sistema sanitario nazionale. E si torna a parlare di quei criteri che hanno portato, portano e porteranno alla chiusura e alle limitazioni di alcune Regioni. Fino all’ipotesi di una serrata generale come già accaduto nella prima fase. Ma Locatelli dice che questa ipotesi non è al momento contemplata: «Non si sta preparando un lockdown generale, tutti lavorano perché ciò non avvenga, in primis il governo, perché è chiarissima la percezione che il lockdown avrebbe conseguenze sociali ed economiche non indifferenti. Ma ovviamente saranno i numeri a poterci dire cosa succederà tra dieci, quindici giorni».

Quando arrivano le prime dosi di vaccino

Se l’indice RT stabile e la situazione nelle terapie intensive e negli ospedali dovesse migliorare nel corso delle prossime settimane (proseguendo con il sistema delle chiusure e aperture localizzate), si dovrà attendere solamente l’arrivo dell’immunizzazione. Dopo gli annunci di Pfizer (di ieri), di AstraZeneca e dell’IRBM di Pomezia in collaborazione con l’Università di Oxford. E Locatelli indica una data: «Da metà gennaio in poi potranno essere disponibili le prime dosi del vaccino, che ragionevolmente saranno offerte prima agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine e alle fasce più fragili della popolazione. Ci sono tutti i presupposti perché si veda il punto di svolta».

(foto di copertina: da Otto e Mezzo, La7)

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