Gli “hidden links”, fenomeno «ampiamente diffuso» e che deve essere regolamentato

Parliamo di "hidden links" - che, sui social, spingono le persone a comprare prodotti contraffatti spacciandoli per originali - insieme a Juna Shehu, Direttore Generale di Indicam

05/04/2023 di Ilaria Roncone

Un fenomeno particolarmente rilevante nell’ambito della contraffazione online è quello degli hidden links. Di che cosa parliamo? Si tratta di link inseriti nei post social che appaiono come leciti e propongono prodotti originali a prezzi stracciati. Di cosa si tratta? Orologi, scarpe, abbigliamento. Nel post si trova un codice da cliccare che permette di accedere a un catalogo di prodotti che sembrano originali ma che, in realtà, sono tutti contraffatti. Come riconoscerli? Innanzitutto dal prezzo.

Per capire qualcosa di più di questo fenomeno – che prende piede soprattutto sui social e che è diffuso da più di due anni – abbiamo chiamato in causa Juna Shehu, Direttore Generale di Indicam, realtà che si occupa di tutelare i diritti di proprietà industriale da ogni forma di contraffazione. Tra le altre cose, Indicam supporta anche le forze dell’ordine sul territorio fornendo loro le conoscenze sulle misure anti-contraffattive frutto di studi e ricerche. 

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In che cosa consistono gli “hidden links”?

Con Shehu siamo andati più in profondità rispetto al concetto di hidden link: «Questa espressione afferisce allo sfruttamento di link che veicolano prodotti contraffatti in vendita sui marketplace. Tale tipologia di link viene pubblicato all’interno dei post sulle piattaforme di social networks e il contenuto contraffattivo risulta visibile solamente su di un social media»

«Trattandosi di piattaforme largamente usate su base internazionale – prosegue il Direttore Generale di Indicam – il fenomeno risulta estremamente accessibile a chiunque possegga un account social personale. Il cosiddetto “hidden link” assume quindi il ruolo di ponte connettore tra il post violativo e un’offerta apparentemente neutrale all’interno di un marketplace». La grande accessibilità tramite social che tutti usiamo e di cui ci fidiamo, quindi, costituisce uno dei nodi più complicati da gestire.

Approfondendo, a livello tecnico «l’offerta non presenta alcun marchio né alcuna relazione con la categoria di prodotto degli articoli effettivamente venduti ma consente di finalizzare la vendita del prodotto contraffatto grazie a specifiche istruzioni fornite nel post originario sul social network», conclude Shehu.

Come riconoscere un fenomeno che «risulta ampiamente diffuso»

Quanto sono diffusi gli hidden links? Secondo una recente ricerca promossa da Indicam e commissionata dalla società di Internet Brand Protection Convey, «il fenomeno degli hidden links risulta ampiamente diffuso». Facendo riferimento a una specifica categoria di prodotto – afferma il Direttore Generale – «gli esperti di Convey hanno identificato un totale di 50.000 URL presenti su 7 piattaforme di social network internazionali che promuovevano prodotti contraffatti». Questi link «possono raggiungere circa 400.000 potenziali acquirenti di tali prodotti».

Cosa possono fare gli utenti online e consumatori per riconoscere questi link truffa? Considerando che «potrebbe esserci il rischio di incorrere in un mercato illecito» – e che quindi deve essere interesse di tutti imparare a riconoscere questo tipo di situazioni – «da parte dei consumatori si consiglia una maggiore attenzione ad effettuare gli acquisti online, privilegiando i canali certificati e autentici, per cui la credibilità della fonte è un chiaro indicatore dell’acquisto che stiamo per effettuare».

Il ruolo di marketplace e social network

«Da parte degli attori coinvolti e vittima del fenomeno c’è un lavoro di attenta analisi ed un continuo monitoraggio che deve essere effettuato per poter limitare i danni cui conduce questo mercato illecito – spiega la professionista -. Per contrastare un fenomeno di questa portata c’è bisogno di una cooperazione costante tra le piattaforme di e-commerce e i social media perché soltanto lavorando insieme e scambiandosi le informazioni necessarie si può effettivamente agire e procedere alla rimozione dei post che promuovono prodotti contraffatti».

Un passaggio necessario, secondo l’esperta, è che i social network si dotino di «specifici dipartimenti di brand protection in modo da agevolare la ricezione delle segnalazioni dei titolari dei diritti sui prodotti contraffatti e poter dunque intervenire prontamente alla loro rimozione».

A che punto siamo con la regolamentazione a livello politico?

Considerata l’entrata in vigore recente del Digital Services Act – normativa europea che regola il mercato dei servizi digitali -, è ancora presto per capire se questo avrà o meno un effetto a livello di regolamentazione di questioni come quella degli “hidden links”. «Non abbiamo ancora dati e statistiche per dirlo. Sicuramente il Digital Services Act rappresenta una svolta, un passo in avanti rispetto alle regolate enucleate nella vecchia Direttiva E-Commerce».

Del resto, ha proseguito il Direttore Generale – «non abbiamo davanti il testo perfetto, tanti sono ancora gli aspetti che necessiterebbero di una più ferma presa di posizione nei confronti delle piattaforme e degli intermediari della rete, garantendo al contempo maggiore sicurezza per brand owner e consumatori».

Un regolamento, quindi, che «rappresenta un buon testo di partenza ma presenta ancora diverse lacune, quindi sicuramente il legislatore comunitario le dovrà lavorare ed integrare i temi non affrontati in questa sede con altra normativa per recepire l’obbligo del KYBC (know your business customer) a tutti gli intermediari che operano nel “mercato digitale” e inserire inoltre l’obbligo di misure proattive in capo a tutti gli intermediari appena ricevuta la segnalazione del Titolare del Diritto e non rimandare l’operatività ad un ordine del giudice. Questi sono solo alcuni esempi, tra i più importanti, ma la strada è ancora lunga», ha concluso Juna Shehu.

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