Facebook, guai legali per la definizione di “copertura potenziale” mai chiarita per guadagnare più soldi

Il dato "copertura potenziale" è da sempre fondamentale per chi sceglie di pagare Facebook per farsi pubblicità

23/02/2021 di Ilaria Roncone

Chi è pratico del mondo dei social network e si è trovato a studiarlo o a gestire una campagna adv Facebook per un qualsiasi prodotto o servizio sa che la “copertura potenziale” sono le persone che un post Facebook dovrebbe raggiungere durante una campagna, quel dato che viene mostrato all’inserzionista durante la scelta di offerta e budget all’avvio dell’adv. Potenziale dà un’idea precisa del fatto che si tratti di una stima ma, a quanto pare, il social ha sempre sovrastimato il dato non rendendo noto di quanto e su questo equivoco ha guadagnato moltissimi soldi. Questo il centro dell’accusa della causa legale collettiva mossa alla creatura di Mark Zuckerberg, basata su documenti precisi che sono stati resi pubblici in tribunale.

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Copertura potenziale Facebook: dove sta l’inganno

Tra le prove dell’accusa c’è il fatto che Facebook avrebbe respinto un dipendente che aveva proposto si modificare la metrica pubblicitaria così da rendere il dato più accurato. La motivazione? Così facendo le entrate di Facebook in tal senso sarebbero calate. Dai documenti è emerso anche come molti dirigenti Facebook sapessero da anni della questione dato “copertura potenziale” sovrastimato e fuorviante rispetto alla realtà, agendo attivamente per nascondere la polvere sotto il tappeto. In particolare ci sarebbe una mail di Sheryl Sandberg, COO di Facebook, risalente al 2017 in cui avrebbe affermato di essere a conoscenza dei problemi del “Potential Reach” da anni.

Perché il dato è sempre stato inesatto? Secondo l’accusa quella “copertura potenziale” non fornisce il numero di persone raggiunte ma, nella migliore delle ipotesi, il numero di account. In questo valore non vengono quindi considerati gli account doppi o quelli falsi. Il termine “persone” non è mai stato modificato con il più veritiero “account” perché i leader delle matriche di Facebook avrebbero risposto che «l’impatto sulle entrate di Facebook sarebbe significativo». Il product manager dell’ambito “copertura potenziale” ha affermato che «si tratta di entrate che non avremmo mai dovuto realizzare dato che si basano su dati errati» mentre un altro dipendente ha affermato che «lo status quo nella stima e nei rapporti sulla copertura degli annunci è estremamente sbagliato e la sola domanda che ci si poneva era: quanto tempo possiamo farla franca con la sovrastima della copertura», riporta NBC News.

La difesa di Facebook

Un portavoce di Facebook ha affermato, in merito alla questione, che «queste accuse sono senza merito e ci difenderemo con forza». Secondo una mail i documenti forniti dall’accusa sono stati «selezionati accuratamente in modo da adattarsi alla narrativa del querelante». La difesa si basa sul fatto che quel “copertura potenziale” sarebbe, secondo l’azienda, una stima e non una garanzia dei risultati e che Facebook addebita i costi basandosi sul numero di persone che effettivamente hanno visualizzato o cliccato su un annuncio. Il social comunque ha agito per rendere più chiara la definizione di “copertura potenziale” dandone una definizione decisamente più ampia che inizia con: «La copertura potenzia stima quante persone potrebbe raggiungere potenzialmente la tua inserzione in base alla targetizzazione e alle opzioni di posizionamento pubblicitario che selezioni quando crei un’inserzione. Le stime si aggiornano in tempo reale durante il processo di creazione dell’inserzione tramite un calcolo univoco che considera molti fattori». L’ultimo aggiornamento risale a marzo 2019, dopo che la causa in questione è stata presentata.

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