Aumento inatteso dei contagi, ora dal Cts esprimono preoccupazione

Il direttore dello Spallanzani afferma che la crescita era stata prevista, ma non a questi livelli

Gianmichele Laino 9 Ott 2020
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La seconda ondata in autunno era data per certa. Ma davvero ci si aspettavano queste proporzioni? Trapela più di una preoccupazione dal comitato tecnico-scientifico. Oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Ippolito – direttore dell’Istituto di malattie infettive Lazzaro Spallanzani – si lascia andare a una dichiarazioni decisamente poco tranquilla in merito all’aumento inatteso dei contagi che si è registrato in questa settimana.

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Aumento inatteso dei contagi in questa settimana, secondo il Cts

«Non ci aspettavamo i dati di giovedì. Quasi mille in più rispetto al giorno precedente a fronte di 5mila tamponi in più sono tanti». Insomma, un aumento previsto, ma non con queste dimensioni. Secondo Ippolito, tuttavia, la crescita non si può collegare ancora con le scuole: i dati del monitoraggio sulla prima settimana erano piuttosto incoraggianti, anche se, come abbiamo avuto modo di verificare anche noi grazie al lavoro di Lorenzo Ruffino, probabilmente è ancora presto per dare una corretta dimensione di quanto sta accadendo negli istituti scolastici italiani, soprattutto vista la partenza differita di alcune regioni.

Secondo Ippolito, invece, l’aumento contagi inatteso è dovuto ancora all’onda lunga di queste vacanze estive quando, effettivamente, il livello d’attenzione da parte di tutti è calato sensibilmente. Per non parlare, poi, di un certo atteggiamento di leggerezza per quanto riguarda la movida notturna e i luoghi in cui quest’ultima si consuma.

Aumento inatteso, quali misure ora?

Dunque, se un aumento del genere risulta inatteso – la domanda è legittima -, la promessa di non far mai più ricorso al lockdown può venir meno? Sempre nell’intervista al Corriere della Sera, l’esponente del comitato tecnico-scientifico ha parlato genericamente di misure ulteriori. Queste ultime, visto quello che sta accadendo in diverse regioni italiane, possono essere rappresentate dalla chiusura anticipata di alcune attività commerciali, di bar e di ristoranti, per non parlare della restrizione sui numeri massimi di persone che possono partecipare a cerimonie o a eventi privati.