«40 in meno»: i vergognosi insulti e le teorie complottiste dopo l’attentato in Libia

di Enzo Boldi | 03/07/2019

Attentato in Libia
  • Come al solito, alcuni italiani non si fermano neanche davanti a una tragedia

  • Dopo l'attentato in Libia è stato dato il via libera agli insulti social

  • Poi le ipotesi di complotto che tirano in ballo le Ong

Ci sono morti e sono innocenti. In Italia, però, anche davanti alle vittime (solo perché non hanno lo stesso nostro colore della pelle o professano un’altra religione, forse) ci si distingue sempre per i commenti sferzanti sui social che se ne fregano della vita degli esseri umani. Dopo l’attentato in Libia, nel centro di detenzione dei migranti di Tajoura, i commenti su Facebook hanno offerto la solita cartolina di un degrado mentale di chi cura solo il proprio orticello, sputando ingiurie e veleno sulle 40 vittime (per il momento) di quel raid aereo. La sintesi sta tutta in tre parole recidive: «40 in meno».

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Quasi tutti i quotidiani italiani, nelle loro versioni online, hanno riportato la notizia dell’attentato in Libia nella notte, dove un primo bilancio parla di 40 vittime accertate e almeno 80 feriti (di cui molti in gravi condizioni). Solo questo dovrebbe portare al silenzio riflessivo che, invece, si è trasformato nella solita occasione per liberare le dita sulla tastiera di smatrphone e Pc infangando la memoria di quelle povere persone che, incolpevolmente, hanno perso la vita. Ma al peggio non c’è mai fine e, oltre agli insulti, si fanno varie ipotesi di complotto che tirano in ballo le Ong che avrebbero architettato il tutto per mostrare come la Libia non sia un porto sicuro. La realtà è che non è mai stato un Place of Safety, nonostante quello che alcuni rappresentanti politici hanno fatto credere. E lo dicono le istituzioni. Ma la gente non si ferma neanche davanti a questo.

Attentato in Libia e l’Italia dall’insulto facile

«43 morti del ponte Morandi, i morti di Amatrice, i morti delle alluvioni, chi si è ucciso perché non va avanti. Il resto non me ne frega nulla. 40 in meno». Il nome di chi ha commentato così la notizia dell’attentato in Libia è oscurato per non cadere nel giochetto inverso dell’insulto libero e diretto rivolto a un soggetto che – come singola persona – non merita attenzione. Il benaltrismo che vive sui social, però, deve essere affrontato per evidenziare un fenomeno sempre più preoccupante per il futuro.

Le ipotesi di complotto

Come detto non ci sono stati solamente gli insulti alle vittime dell’attentato in Libia, ma si sono scatenate anche le classiche ipotesi di complotto che tirano in ballo le Ong e un disegno scritto «per farci impietosire». Ed è così che, anche on questo caso, ci limitiamo a riportare una carrellata di commenti, senza aggiungere altro. Le loro parole, infatti, non hanno bisogno di altre sottolineature.

Questa è l’Italia nel 2019. Questo è il potere dei social: rendere passabile e libero tutto. Senza aver paura elle conseguenze per le illazioni che si fanno. Senza avere il minimo rispetto per la vita umana andata persa in un barbaro bombardamento aereo.

(credits immagine di copertina. Twitter Global Issues Web)

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