L’uomo dell’urlo di Munch non sta urlando

Il British Museum ha fatto crollare l’ennesima certezza che tutti noi avevamo dai tempi dei banchi di scuola: L’uomo ritratto nell’urlo di Munch non sta urlando. Anzi, l’esatto opposto, si sta riparando da un urlo.

L’uomo dell’urlo di Munch non sta urlando: il post del British Museum

La rivelazione arriva da una fonte più che autorevole: Il British Museum. Per pubblicizzare la mostra Edvard Munch: love and angst, interamente dedicata all’artista che aprirà al pubblico l’11 aprile, sull’account Instagram ufficiale sono apparsi tre post, video e foto0,m di una litografia in nero e seria del celebre quadro. Se così facendo i follower hanno potuto distinguere con più precisione le linee della composizione che nel risultato finale sono quasi mescolate,  è la didascalia ad aver svelato il nuovo segreto di Fatima.

https://www.instagram.com/p/But5JGIHekL/

L’uomo di Munch non sta urlando ma si sta proteggendo da un urlo

Se in una didascalia lo staff social del British Museum racconta che la figura dell’uomo ritratto in realtà si ispira ad una mummia, in un’altra spiega che dalla litografia è emersa un’incisione di Munch in persona: «Ho sentito il grande urlo attraverso la natura». A ben vedere, il titolo originale dell’opera era proprio «l’urlo della natura». «È stato a lungo sostenuto che la figura nell’opera d’arte non stia realmente urlando – si legge nella didascalia – ma stia cercando di bloccare lo strillo che sente provenire dall’ambiente circostante». Un urlo che quindi viene dalla natura stessa, e non dalla persona, che però sembra essere l’unico a percepirlo: le figure dietro di lui, su cui ancora regna il mistero, non sembrano per nulla turbate, né da un grido né da strani fenomeni naturali. Del resto è noto l’episodio che ispirò all’artista la celebre opera. Munch raccontò di aver avuto una folgorazione creativa mentre passeggiava sulle rive di un fiordo vicino ad Oslo, quando vide il cielo colorarsi di un forte rosso e le onde avanzare prepotentemente dal mare.

(credits immagine di copertina: Instagram britishmuseum)

 

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