Di Battista e i «nemici della Patria»: se il governo del Cambiamento utilizza il linguaggio del Ventennio

di Francesco Collina | 07/02/2019

Alessandro Di Battista
  • La solidarietà di Di Maio e Di Battista ai "gillette gialli" ha fatto richiamare l'ambasciatore francese in Italia

  • Nel post su Facebook Alessandro Di Battista attacca i critici del governo: siete "Nemici della Patria"

  • Dopo Matteo Salvini anche Alessandro di Battista inizia a citare i motti fascisti

Sono il nuovo che avanza, dicono, ma il linguaggio che usano appare tutt’altro che innovativo. Alessandro di Battista si è scagliato, nel suo ultimo post su Facebook, contro i «nemici della Patria», ovvero coloro che criticano le posizione del governo giallo-verde in merito alle politiche su sicurezza, immigrazione e rapporti con la Francia. Il nuovo linguaggio del Movimento 5 Stelle, che un tempo si definiva «né di destra, né di sinistra», sembra avvicinarsi decisamente al recupero degli stereotipi linguistici del fascismo nostrano e delle nuove destre reazionarie europee e non solo.

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Alessandro Di Battista non è un caso isolato

Da tempo il vice premier Matteo Salvini ha sdoganato nella sua nutrita pagina Instagram e Twitter gli slogan del Ventennio con, al limite, piccole modifiche che non cambiano di certo il collegamento con la dittatura di inizio secolo scorso: al «Boia chi molla» viene sostituito un hashtag di tendenza come #iononmollo e il classico «Molti nemici molto onore» viene declinato in «Tanti nemici, tanto onore». In questo giochino linguistico – che pare riesca nel suo scopo di unire le diverse anime della destra italiana – si è inserito oggi, appunto, anche Alessandro Di Battista.

Nel suo ultimo post su Facebook – dove difende la solidarietà manifestata dal governo ai “gilet gialli” che ha causato il richiamo dell’ambasciatore francese in patria – Di Battista ha aspramente attaccato i critici nostrani dell’attuale esecutivo etichettandoli, appunto, come nemici della Patria. Una coalizione governativa che dimentica il passato da emigranti del suo popolo, che pensa che la sovranità appartenga al governo piuttosto che al popolo e che pretende di rappresentarsi sempre come vittima di potenti e segrete lobby o crudeli associazioni massoniche non può che utilizzare il linguaggio manicheo della dittatura fascista per attaccare i suoi critici e difendere il suo operato.

Il cambiamento c’è, pare, ma non di certo nella direzione che ci saremmo aspettati. Non sarà semplice di questi tempi, purtroppo, avere un politico che, parlando di rapporti internazionali e migrazioni, utilizzi le parole di Don Lorenzo Milani invece di quelle di Benito Mussolini perché, come scriveva il priore di Barbiana: «Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.»

(Foto di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIAN)