Il mea culpa di Juncker sull’austerity: «Siamo stati troppo poco solidali»

di Gaia Mellone | 15/01/2019

  • Jean Claude Juncker è intervenuto a Strasburgo in occasione dei vent'anni dell'euro

  • Le sue dichiarazioni sono un'ammenda: troppa importanza al Fmi e poca solidarietà verso i paesi in crisi, in primis la Grecia

  • La risposta piccata di Luigi di Maio: «Le lacrime da coccodrillo non mi commuovono»

Jean Claude Juncker fa ammenda, l’austerità è stata troppo «avventata». Durante l’intervento a Strasburgo per la celebrazione dei vent’anni dell’euro, il presidente della Commissione Europea traccia un bilancio sulla «più grave crisi dell’eruozona».

LEGGI ANCHE > La svolta di Di Maio e Di Battista: il M5S verso le Europee senza attacchi ‘sovranisti’

Il mea culpa di Jean Claude Juncker: «Poco solidali con la grecia»

Juncker dice che per gestire la crisi economica è stata data «troppa importanza all’influenza del Fondo monetario internazionale», ma era dettato da buone intenzioni: «al momento dell’inizio della crisi molti di noi pensavano che l’Europa avrebbe potuto resistere all’influenza del Fmi». La politica di austerity è stata «avventata» continua il presidente «ma non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali». Insomma, si doveva fare, ma si poteva fare meglio. Con il senno del poi, qualche danno sarebbe stato aggirabile, sopratutto per quanto riguarda la Grecia. «Non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia e con i greci» che non sono stati supportati nel momento della crisi del debito, ma anzi sono stati «insultati»: «Abbiamo coperto di contumelie la Grecia» continua Juncker, che però si rallegra nel « constatare che la Grecia e il Portogallo hanno ritrovato un posto, non dico un posto al sole, ma un posto tra le antiche democrazie europee».

Il grande sogno dell’Euro

Tutta colpa della moneta unica? no, quello è un sogno in cui Juncker continua a credere. «Quando abbiamo lanciato il processo verso la moneta unica, ci prendevano per pazzi, dicevano che l’unione monetaria non avrebbe potuto funzionare» ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, che sottolinea come, sebbene non sia stato un percorso facile, non tutto sia proprio tutto da buttare. «Deputati, giornalisti, professori di diritto ed economisti, soprattutto in Germania, tutti dicevano che sarebbe stata un’avventura che avrebbe condotto l’Ue al bordo dell’abisso. Ebbene, siamo ben lontani dall’abisso, perché possiamo constatare che il percorso intrapreso da vent’anni è stato coronato da successo». Certo, Juncker non finge di non vedere che «la convergenza economica e sociale tra gli Stati membri lascia tuttora a desiderare» perché ci sono ancora «dei punti deboli: è una grande debolezza che il coordinamento delle politiche economiche non sia perfetto. Non sarà mai perfetto, ma dobbiamo fare di più in materia di coordinazione delle politiche economiche, di bilancio e fiscali. E’ una debolezza che rimane e non possiamo abbassare la guardia». Un invito a ripartire, più forti e uniti di prima. Che casca a fagiolo con l’avvicinarsi delle elezioni europee di maggio.

 

Di Maio risponde a Juncker: «Lacrime di coccodrillo»

Il mea culpa non è stato apprezzato da tutti, sopratutto da Luigi Di Maio, che dal blog delle stelle ha risposto a Juncker dicendo «Le lacrime di coccodrillo non mi commuovono». «Juncker e tutti i suoi accoliti hanno devastato la vita di migliaia di famiglie con tagli folli mentre buttavano 1 miliardo di euro l’anno in sprechi come il doppio Parlamento di Strasburgo. Sono errori che si pagano» continua Di Maio. Secondo il vicepremier italiano le dichiarazioni di Juncker sono una ricerca di un alibi, come se cercasse di dire che «l’austerità è stata fatta per sbaglio» mentre «è proprio quello che hanno fatto con le loro politiche economiche scellerate e ingiustificate». Una posizione ripresa poco dopo anche dal capodelegazione del M5s al Parlamento Ue Laura Agea, che in una nota ha definito «l’ipocrita autocritica» di Juncker «uno schiaffo agli oltre 100 milioni di poveri europei. La Commissione europea in questi anni ha imposto i vincoli di bilancio. Con la manovra del cambiamento abbiamo già cambiato registro: dopo le elezioni europee rimetteremo mano a Trattati e regolamenti europei che penalizzano lavoratori, disoccupati e imprese. Il cambiamento è vicino e partirà dal taglio degli stipendi dei Commissari europei».

(Credits imamgien di copertina: © Nicolas Landemard/Le Pictorium Agency via ZUMA Press)