Luigi Di Maio vuole dare la tessera del reddito di cittadinanza al capofamiglia (che non esiste più dal 1975)

di Gianmichele Laino | 02/12/2018

Luigi Di Maio e il capofamiglia
  • Luigi Di Maio ha detto che la tessera del reddito di cittadinanza sarà distribuita al capofamiglia

  • La figura del capofamiglia è stata abolita nel 1975

  • Ennesima gaffe del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico

Luigi Di Maio e il capofamiglia. Non è il titolo di una soap opera. Ma il tentativo del governo del cambiamento di ripristinare una figura che è stata abolita dal diritto di famiglia almeno dal 1975. A Bruxelles siamo stati distratti dall’annuncio che la tessera del reddito di cittadinanza sarà stampata da Poste Italiane. Ma nella stessa conferenza stampa, Luigi Di Maio ha commesso l’ennesimo errore grossolano della sua breve carriera di ministro e vicepremier.

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Il video di Di Maio e il capofamiglia

Luigi Di Maio ha detto che la tessera del reddito di cittadinanza, qualora fosse indirizzata a un intero nucleo familiare, «sarà intestata al capofamiglia». Se vorrà davvero mettere nero su bianco questa pratica per l’attuazione della misura del reddito di cittadinanza (che ancora non c’è, nemmeno negli emendamenti presentati dai partiti di maggioranza oggi alla manovra), dovrà trovare una formulazione diversa.

Il capofamiglia non esiste più dla 1975

Perché l’istituto del capofamiglia non esiste più almeno dal 1975.  In precedenza, compariva nel codice civile: la norma era contenuta nell’art. 144 e prevedeva il ruolo di capofamiglia, attribuendolo al marito, soprattutto per quanto riguarda la potestà genitoriale. Ora, dal momento che il diritto ha virato verso la parità dei coniugi, bisogna fare i conti con la riforma di questo istituto avvenuta nel 1975 (legge 19 maggio 1975, n. 151).

Il capofamiglia, oltre a essere un concetto d’altri tempi anche in una sua formulazione generica, è anche un istituto che non è più previsto dal nostro apparato di norme. Insomma, la dichiarazione di Di Maio a Bruxelles non è proprio da governo del cambiamento. Semmai, da governo dell’arretramento.

(Foto di copertina: ANSA / FILIPPO VENEZIA)