Quando Michele Serra intervistò Zanza a Rimini

di Gianmichele Laino | 26/09/2018

Maurizio Zanfanti, funerali Zanza

La scomparsa di Maurizio Zanfanti, in arte Zanza, il play boy più celebre dei nostri giorni, dalla riviera romagnola in su, ha fatto riemergere anche dei ricordi letterari. Come quelli legati all’editorialista di Repubblica Michele Serra, che per Feltrinelli pubblicò Tutti al mare, uno spaccato delle estati in Romagna, attraverso i personaggi che popolavano quelle spiagge.

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Michele Serra intervista Zanza, un pezzo di repertorio

Tra questi non poteva mancare Maurizio Zanfanti, presentato come una persona da «pelouse assai ben tenuta, e di moderata denistà, segno che lo Zanza non fa uso di quelle creme reclamizzate dai rotocalchi che promettono ‘folta peluria nel giro di una notte’». Zanfanti rispose così alla domanda, nemmeno posta, di Michele Serra sulla storia delle duecento donne conquistate nel giro di una stagione estiva.

«Lo so – rispose -. Tu non mi credi. E allora, dimmi prima di tutto se mi credi o non mi credi. Le cifre che si leggono? Non sono incredibili, sono credibilissime. La stagione scorsa fu quella dei record: 207, non una di più non una di meno». In quell’intervista, Zanza disse anche come le distribuiva: due al giorno a giugno e luglio, a maggio e sttembre – in bassa stagione – soltanto una (e bisognava accontentarsi), ad agosto il massimo, anche quattro in 24 ore.

I segreti di Maurizio Zanfanti spiegati a Michele Serra

Un ancora incredulo Michele Serra, a quel punto, gli chiese come facesse a ricordarsele tutte. «Prendo appunti – rispose Zanza -. Ho anche pensato di scrivere un libro, con i miei appunti. Le donne in vacanza vogliono una sola cosa: la gentilezza. Se non sei gentile, non ti guardano: devi sempre avere un pensiero per ognuna, anche una piccola cosa. In ogni caso, sono quasi tutte straniere. Scandinave: norvegesi e svedesi. Per le italiane, c’è mio fratello». Michele Serra lo incontrò quando Zanza aveva 29 anni, anche se lui mentiva sull’età togliendosene 3. Alla fine, il pensiero conclusivo: «Prima o poi alla famiglia ci dovrò pensare. Ma per adesso non posso. Capisci? Il lavoro è lavoro. È da 12 anni che faccio questa vita, ho iniziato a 17. Lo faccio anche per il buon nome del locale (il Blow Up, ndr), lo faccio apposta».

Qualche anno dopo, fu l’allievo di Michele Serra – Luca Bottura – a ripercorrere le orme del maestro, per capire quanto fosse cambiato il mito del Zanza in riviera romagnola.