Salvini lancia un monito a Saviano: «Valutiamo se la sua scorta è necessaria»

di Gianmichele Laino | 21/06/2018

Salvini scorta Saviano

Aver scritto libri scomodi sulla camorra ed essere stato sempre in prima linea per la lotta alla criminalità e a tutte le mafie, secondo Matteo Salvini potrebbe non essere sufficiente per mantenere la scorta. Il ministro dell’Interno lo ha affermato a proposito di Roberto Saviano negli studi della trasmissione televisiva di Raitre Agorà.

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Salvini scorta Saviano: «Valutiamo come sono spesi i soldi degli italiani»

«Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio – ha affermato Matteo Salvini -, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Roberto Saviano è l’ultimo dei miei problemi, gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto, ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi».

Insomma, toni di sfida aperti per quanto riguarda il rapporto tra Matteo Salvini e Roberto Saviano che, adesso, interessa anche la protezione dello scrittore. Da anni – subito dopo l’uscita di Gomorra – l’autore napoletano vive una vita durissima, sempre circondato dalla scorta, in seguito a numerose minacce ricevute e, soprattutto, in seguito alle rivelazioni scomode contenute in tutti i suoi lavori. Tanto che Roberto Saviano è universalmente considerato un simbolo positivo di lotta contro ogni tipo di mafia e di criminalità organizzata.

Salvini scorta Saviano, come funziona la revoca della scorta

Tuttavia, negli ultimi tempi, sono aumentati i contrasti e le critiche reciproche tra lo scrittore e il leader della Lega Matteo Salvini, specialmente sulle questioni riguardanti i migranti. Da qui, le parole del ministro dell’Interno che potrebbe avere il potere di influenzare la decisione dell’organismo preposto per l’assegnazione della scorta a Roberto Saviano. Sulla questione è intervenuto anche il predecessore al Viminale di Matteo Salvini, Marco Minniti, che ha affermato: «Le scorte non assegnano né si tolgono in tv. Questi dispositivi di sicurezza per la protezione delle persone esposte a particolari situazioni di rischio seguono delle procedure rigorose e trasparenti, che coinvolgono vari livelli istituzionali, e sono state rafforzate dopo l’omicidio Biagi».

FOTO: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI