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La sindaca Raggi rinvia il referendum su Atac tra presunti risparmi e pesanti incertezze

L’amministrazione comunale di Roma ha deciso di rinviare il referendum per la messa a gara di Atac previsto per il 3 giugno prossimo.

Promosso da Radicali italiani che nell’estate del 2017 hanno raccolto 33mila per la riforma del trasporto pubblico della capitale, la nuova data della consultazione sarà con ogni probabilità rinviata in autunno.

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La decisione è stata motivata perché la settimana dopo, il 10 giugno, sono previste le elezioni nel III e VIII Municipio. Inoltre, la sindaca Virginia Raggi ha la certezza di potere risparmiare 16 milioni di euro con il voto elettronico.

Tuttavia, come ha ricostruito Il Sole 24 Ore, la decisione di tale scelta potrebbe essere molto diversa:

Il concordato preventivo in continuità la vera incognita che pende sul destino di Atac: non sfugge che le nubi sull’azienda si vanno addensando ogni giorno che passa.Il giudice del tribunale fallimentare ha concesso tempo alla società fino al 30 maggio per integrare il piano industriale, ritenuto insufficiente e lacunoso. Se le controdeduzioni non saranno accolte, come molti temono, la procedura sarà bocciata e Atac, gravata da 1,35 miliardi di debiti, dovrà essere destinata al fallimento con la nomina di un curatore. Ma dal Campidoglio negano che il rinvio dei referendum sia collegato alla partita concordataria. Anche perché in caso di fallimento ci sarebbe ben poco da liberalizzare.

Riccardo Magi, segretario di Radicali italiani e deputato eletto con la lista +Europa, ha duramente criticato la mossa del Campidoglio negando comunque la possibilità di un ricorso: “Nelle scorse settimane abbiamo chiesto con una diffida di fare chiarezza anche sulle successive elezioni nei Municipi III e VIII. Non è stata fatta alcuna informazione, sul sito non era indicata neppure la data. Ora, chi si è speso per raccogliere 33mila firme si aspetta che la sindaca utilizzi questi mesi con responsabilità istituzionale, al di là del merito e delle opinioni personali“.

A prendere la difesa del comune di Roma è stato l’assessore Enrico Stèfano, che ha dichiarato che “a novembre, con l’introduzione del voto elettronico, saremo in grado di ridurre notevolmente i costi” e, in vista del 30 maggio, non c’è “nessun nervosismo. Lavoriamo per onorare al meglio gli impegni e rispettare le scadenze. Quattro dirigenti sono già stati licenziati”.

(Foto credits: Ansa)