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M5S cancella i rimborsi dei parlamentari

Il Movimento 5 Stelle ha deciso di correre ai ripari sui rimborsi. Per evitare nuovi casi come quelli dei parlamentari che hanno messo in imbarazzo i vertici del partito guidato da Luigi Di Maio, dalle parti della Casaleggio Associati sembra esserci l’intenzione di cancellare il sistema delle rendicontazioni. A riportarla è sia il Corriere della Sera – che ha sentito direttamente il leader M5S Di Maio -, sia il quotidiano La Repubblica. Sarebbe questa la direzione individuata dai leader del Movimento e che potrebbe già essere comunicata nelle prossime ore nel raduno dei parlamentari eletti dopo il 4 marzo che si svolgerà in questi giorni all’Hotel Parco dei Principi a Roma.

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RIMBORSI M5S, COME FUNZIONERANNO ORA

Il sistema, a quanto pare, escluderà sia la rendicontazione autonoma da parte di ciascun parlamentare, sia il versamento nel fondo per le Piccole e medie imprese. Quest’ultima misura, del resto, aveva ottenuto dei buoni risultati, permettendo a diverse piccole aziende di accedere a un prestito per partire, investire in nuovi progetti o superare un momento di difficoltà. Ma nei nuovi programmi del Movimento,  è molto probabile che anche questo aspetto venga sacrificato.

Il sistema verrà sostituito da una quota fissa per ciascun deputato e senatore, probabilmente proporzionale a seconda se l’eletto viva o meno a Roma. Questi soldi – che andranno a confluire in un contenitore ad hoc – probabilmente serviranno a finanziare progetti locali (come, ad esempio, la famosa «strada della legalità» in Sicilia). Un sistema, come si può notare, del tutto simile a quello utilizzato dagli altri partiti: non sono isolati, infatti, i casi in cui gli esponenti politici si auto-tassino per devolvere al gruppo di riferimento una determinata quota del loro rimborso da parlamentari.

RIMBORSI M5S, L’ALTRO ASPETTO DELLA NORMALIZZAZIONE

Anche da questo punto di vista, insomma, si assiste a una sorta di normalizzazione del Movimento 5 Stelle. E la dose viene rincarata anche dalla scelta dei capigruppo di Camera e Senato: dal 2013, infatti, i rappresentanti dei gruppi parlamentari del Movimento ruotavano ogni tre mesi. Per il 2018, invece, si va verso la nomina ogni 18 mesi. E i primi nomi ci sono già: Danilo Toninelli e Giulia Grillo. Questa democrazia partecipata sta assumendo contorni sempre più sfumati.

(Foto: ANSA / DANIEL DAL ZENNARO)

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