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La deputata dà i soldi ai detenuti (contro la legge): «Ho sbagliato, ma mi è venuto dal cuore»

«Ho sbagliato, ho violato il regolamento. Ma il mio è stato un gesto di generosità venuto dal cuore, che mi consente di denunciare la situazione e di accendere un faro sul carcere. Anche Marco Pannella lo fece a Regina Coeli ed è assurdo che si parli di questo gesto, piuttosto che dei reali problemi dei detenuti». Parla così Mara Mucci, deputata ex M5s oggi candidata alla Camera con la lista +Europa di Emma Bonino, che ieri durante una visita in carcere ha tentato di dare denaro ad alcuni reclusi.

La deputata Mara Mucci e i soldi ai detenuti in carcere a Bologna

La parlamentare era in una visita al carcere bolognese della Dozza e prima di lasciare il penitenziario, ha provato a cedere una somma di 50 euro. È stata poi bloccata dalla polizia penitenziaria. L’accaduto è stato raccontato dal quotidiano Il Resto del Carlino:

Stando a quanto si apprende da fonti interne al carcere, durante la visita al secondo piano giudiziario, si sarebbe avvicinata a uno dei detenuti, a quanto pare un suo conoscente, e avrebbe tentato di dargli dei soldi.

Gli agenti di polizia penitenziaria che la stavano accompagnando nel giro si sono subito accorti della mossa e hanno bloccato la parlamentare, spiegandole che quello che stava facendo non era consentito: non è chiaro se la politica abbia agito così perché ignorasse che il regolamento del carcere prevede sì la possibilità di donare soldi ai detenuti, ma non certo brevi manu. Le donazioni possono essere infatti effettuate attraverso una sorta di conto corrente che ogni detenuto possiede a suo nome.

La segnalazione alla Polizia penitenziaria

La vicenda sarebbe stata segnalata al dipartimento di polizia penitenziaria che si occupa di indagini all’interno delle strutture detentive e da prassi dovrebbe finire sui tavoli della Procura bolognese, per chiarire ogni aspetto della vicenda. Una replica di Mara Mucci alla questione imbarazzante è arrivato in mattinata. La deputata parla di gesto «palese» compiuto davanti a un «agente che mi stava guardando», che «ora mi consente di parlare delle condizioni dei detenuti: ci sono solo sei educatori per 800 persone, ci sono i problemi del vitto e del sopravvitto e le richieste che i detenuti fanno spariscono nel nulla o ricevono risposte solo dopo mesi».

(Foto: ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)