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L’appello di Marco Cappato ai giudici: «Assolvetemi come dico io, sennò condannatemi»

«Se dovete assolvermi perché considerate le mie condotte irrilevanti preferisco che mi condanniate», ha dichiarato ieri Marco Cappato davanti ai giudici che devono decidere se condannarlo o meno e per aiuto al suicidio di Dj Fabo. Le parole del radicale sono riportate sul sito Giustiziami. Nelle dichiarazioni spontanee prima del verdetto Cappato ha spiegato di non volere un’assoluzione solo perché non ha avuto un ruolo come ipotizzato anche dalla Procura.

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Ieri il  procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e la pm Sara Arduini hanno chiesto di assolvere il membro della Associazione Luca Coscioni per il fatto non sussiste o, in subordine, di mandare gli atti alla Consulta per valutare la costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale. «Se non lo assolvete – hanno spiegato – allora dovete mandare alla Procura gli atti perché indaghi la mamma, la fidanzata e perfino il portinaio che quando Fabiano andò in Svizzera gli aprì il portone».

«Una mia assoluzione sulla base dell’irrilevanza del mio aiuto sarebbe ingiusta», ha detto oggi Marco Cappato su Rtl 102.5. «Sarebbe preferibile una condanna – ha aggiunto – perché l’assoluzione significherebbe che tutti possono essere portati in Svizzera e a noi Stato italiano non interessa nulla. Quale sarebbe il risultato? Che lo potrebbe fare solo chi ha 12mila euro e solo chi è nelle condizioni di trasportabilità». «Se Fabo fosse stato residente a Catania, sarebbe ancora a casa sua a soffrire», ha concluso.

(Foto: ANSA / RICCARDO DALLE LUCHE)