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Il calvario di Carlotta, la bambina di 9 anni uccisa da un batterio contratto in vacanza

All’inizio sembrava un semplice gastroenterite, una forte infiammazione dalla quale era possibile guarire senza particolari rischi. In realtà era un’infezione rara, una malattia acuta difficile da affrontare. Carlotta Trevisan, una bambina di 9 anni di Fiesso d’Artico, in provincia di Venezia, non ce l’ha fatta. Il suo cuore ha smesso di battere sabato scorso, il 30 dicembre, dopo un lungo ricovero in ospedale e un calvario lungo cinque mesi. Si era ammalata a fine luglio (aveva avuto i primi sintomi di una dissenteria al ritorno da una vacanza con il campo scuola parrocchiale a Laggio di Cadore, nel Bellunese) ed era stata portata al pronto soccorso di Dolo, poi rimandata a casa dopo controlli e raccomandazioni dei medici. La sua situazione era però più grave di quanto rilevato. Come ricostruito in questi giorni da giornali locali e nazionali, le condizioni della bambina si erano aggravate ancora dopo il ritorno a casa, nel giro di poche ore, costringendo a nuove visite in ospedale. E a una nuova diagnosi: una sindrome emolitico-uremica, una malattia acuta che causa insufficienza renale in età pediatrica.

Carlotta, la bimba di 9 anni uccisa da una malattia rara

«Si trattava di una rarissima patologia, determinata da un batterio in grado di produrre una potente tossina capace di provocare danni renali e cerebrali, ed è stato quindi deciso di trasferire immediatamente la paziente presso la terapia intensiva pediatrica di Padova», spiegava il primario del reparto di Pediatria rispondendo alle accuse di una diagnosi tardiva. Il ricovero è stato lunghissimo. Sabato scorso Carlotta ha smesso di soffrire poco dopo le 7 del mattino. La Seu in poco tempo le aveva creato dei danni irreversibili, colpendo diversi organi, come intestino, reni e pancreas, e causando gravi lesioni cerebrali, oltre a paralizzarla. Lottava per la vita aiutata solo dai macchinari.

Non è chiaro il modo in cui Carlotta ha contratto la malattia: il batterio può essere stato contratto da carne cucinata male, latticini non pastorizzati o dal contatto con animali ruminanti infetti. Novella Vanzin, la mamma della piccola, domenica scorsa su Facebook ha postato un’immagine con una frase del noto filosofo cinese Lao Tze: «Quello che il bruco chiama fine del mondo, per tutti gli altri è una magnifica farfalla».

(Aggiornato alle 15.14 del 2 gennaio)