La prima vittima dell’11 settembre

Danny Lewin, il fondatore di Akamai, ha incrociato la sua storia con quella che ha cambiato l'Occidente

10/09/2021 di Giacomo Aschacher

Alle 8:46 (14:46 in Italia) dell’11 settembre 2001, il volo American Airlines 11 si schianta contro la torre nord del World Trade Center di New York. È il primo aereo a essere dirottato, nel giorno che ha cambiato il corso della storia americana e mondiale, esattamente venti anni fa.  Non tutte le 92 persone a bordo del volo morirono nello stesso momento, Daniel Lewin, chiamato da tutti Danny, morì qualche minuto prima degli altri. Sedeva nel posto 9B della business class ed è stata la prima vittima degli attentati dell’11 settembre.  Chi era Danny Lewin? Perché è morto prima degli altri 75 passeggeri, degli 11 dell’equipaggio di bordo e dei 5 attentatori? Rispondiamo con ordine. 

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La storia di Danny Lewin e il suo 11 settembre

Danny nasce negli Stati Uniti, a Denver nel 1970, da una famiglia di origini ebraiche. A 14 anni, l’intera famiglia decide di trasferirsi in Israele. Lo spostamento in una realtà tanto diversa non è semplice per un adolescente circondato da amici e affetti ma in poco tempo si integra e dopo qualche anno si arruola nelle forze di difesa israeliane diventando capitano della Sayeret Matkal, un’unità militare altamente specializzata in operazioni di antiterrorismo e intelligence, famosa per le sue missioni ad alto rischio di recupero ostaggi al di fuori dei confini d’Israele e temuta dalle organizzazioni terroristiche di mezzo mondo.  

Danny parallelamente coltiva una sua grande passione: la matematica applicata all’informatica. Dopo aver conosciuto Anne, sua futura moglie, decide di congedarsi dall’esercito e concentrare il suo impegno negli studi scientifici frequentando il Technion di Haifa, tra i più importanti istituti tecnologici del paese e lavorando al centro di ricerca cittadino dell’IBM. 

Il suo sogno però è tornare nella sua terra natia e nel 1996 lo fa in grande stile, entrando al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge. L’MIT è il paradiso per gli scienziati di tutto il mondo: nel corso dei suoi oltre 150 anni di storia, ben 97 tra i suoi studenti, ricercatori e affiliati hanno vinto un premio Nobel. In breve tempo diventa l’alunno prediletto di un suo professore, Thomas “Tom” Leighton, di 15 anni più grande, che insegna matematica applicata con un particolare interesse per gli algoritmi informatici. 

In quegli stessi anni comincia a prendere piede, anche tra le persone comuni, l’utilizzo di uno strumento che in brevissimo tempo rivoluzionerà ogni aspetto sociale e tecnologico: internet. Non è ancora il tempo di una diffusione di massa del web: Facebook, Instagram e TikTok non sono ancora stati neanche immaginati, le persone comunicano parlando attraverso il telefono e scrivendosi lettere e qualche e-mail, Amazon vende libri online da meno di un anno mentre Netflix, di lì a poco, comincerà a offrire videocassette e DVD a noleggio per corrispondenza.  

La fondazione di Akamai

Nel frattempo, nelle loro lunghe conversazioni, Danny e Tom già immaginano un futuro in cui ogni abitante della terra è interconnesso e agganciato costantemente alla rete attraverso il proprio personal computer o magari chissà, qualche altro dispositivo più comodo da trasportare. Cominciano a perfezionare una serie di algoritmi e un’infrastruttura globale in grado di replicare il contenuto di siti web, video e immagini su scala mondiale. Un network in grado di garantire un accesso immediato alle risorse richieste in ogni parte del pianeta, potendo così scongiurare ogni rischio di sovraccarico della rete o dei server su cui vengono ospitati i miliardi di contenuti di ogni tipo che di lì a poco avrebbero saturato le infrastrutture di rete dei provider nazionali. 

Nel 1998 Danny e Tom fondano così Akamai, la prima content delivery network, CDN per gli amici: ancora oggi è la più grande rete di distribuzione di contenuti attraverso il web, con oltre 3 miliardi di dollari di fatturato nel 2020 e di cui Tom Leighton è ancora oggi il CEO. Olimpiadi, partite di calcio dei mondiali, black friday, portali di notizie (come questo), banche, istituzioni governative: la loro presenza costante e resiliente nella rete è garantita da una CDN come Akamai. Negli anni, fino al 30% del traffico internet mondiale è stato distribuito quotidianamente dall’infrastruttura globale immaginata dal giovane Danny Lewin e il suo professore dell’MIT e gran parte dei portali e servizi online che ogni giorno ognuno di noi fruisce sono distribuiti da una CDN. 

La ricostruzione dell’FBI sulla morte di Danny Lewin

L’11 settembre 2001, la società co-fondata dal giovane scienziato e imprenditore ha da poco superato le dimensioni di start-up avendo già qualche cliente e avendo iniziato a essere quotata al NASDAQ da meno di 2 anni. Danny, alle 8 del mattino decolla da Boston, città a pochi chilometri da Cambridge, sede di Akamai e dell’MIT ed è diretto a Los Angeles. I suoi vicini di poltrona si chiamano Mohamed Atta, Abd al-Aziz al-Umari e Satam al-Suqami, seduto nel posto dietro di lui.  

Secondo le ricostruzioni dell’FBI, Danny a un certo punto nota qualcosa di anomalo e quando vede Atta e al-Umari alzarsi e dirigersi verso la cabina di pilotaggio si alza in piedi. È addestrato al combattimento a mani nude, grazie al suo passato nella famigerata Sayeret Matkal. Si scaglia contro i due terroristi per impedire il dirottamento del volo ma nulla può contro il coltello estratto da al-Suqami che lo sorprende alle sue spalle, pugnalandolo a morte. 

Quando crolla a terra senza vita, l’aereo è ancora in volo, entrambe le torri gemelle si ergono sullo skyline della grande mela e il mondo non si aspetta il terremoto che di lì a qualche ora modificherà radicalmente gli equilibri e l’assetto geopolitico di molte nazioni. Daniel Lewin è il primo tra le 2977 persone che persero la vita quel giorno a causa dei tragici attentati organizzati dall’organizzazione terroristica al Qaeda. 

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