Vuoi bere senza ubriacarti? Ecco come

Il Wall Street Journal regala qualche semplice consiglio per non finire preda dell’etilometro Bere senza ubriacarsi è possibile. E così...

Il Wall Street Journal regala qualche semplice consiglio per non finire preda dell’etilometro

Bere senza ubriacarsi è possibile. E così si può cedere ai piaceri dell’alcool senza rischiare, ad esempio, di pagarla cara nella prova dell’etilometro. Federico Rampini su Repubblica riporta un articolo del Wall Street Journal che parla della “matematica dell’alcolismo”:

Partendo da un mistero: perché l’effetto dell’alcol è variabile, spesso imprevedibile? Perché ad alcuni “dà alla testa” prima? Quali sono le bevande più micidiali? C’è chi crede di aver bevuto “un paio di birrette” innocenti e si trova in manette, con l’etilometro ben oltre lo 0,08% di alcol nel sangue, che corrisponde a 0,8 g/l, che è consentito sulle strade americane (solo agli adulti, attenzione: sotto i 21 anni lo zero assoluto è tassativo). Alcune regole sono di buon senso comune, spiega Samir Zakhari che dirige il National Institute of Alcohol Abuse. Un buon vino sorseggiato lentamente finisce nel sangue in modo graduale, a differenza di un liquore buttato giù d’un sorso. Donne e anziani raggiungono più rapidamente la soglia d’intossicazione. I cocktail che mescolano alcol e bevande gassate arrivano nella circolazione sanguigna più in fretta perché il gas irrita le pareti gastriche e accelera l’assorbimento. Per le mescolanze di alcol con bevande zuccherate o caffeinate c’è un effetto- illusione, l’evidenza empirica dimostra che i consumatori hanno tendenza ad ingurgitare questi mix in maggiori quantità.

E non finisce qui:

Attenti al ceppo etnico: per ragioni genetiche molti asiatici hanno meno resistenza all’alcol, la loro pressione sanguigna sale più rapidamente dopo il primo bicchiere. «Altri fattori da includere nel calcolo — spiega Zakhari — sono stanchezza, stress, malattia, depressione, tutti amplificano l’impatto dell’alcol sui riflessi». Di una cosa l’esperto è sicuro: «Il bevitore non è un arbitro attendibile, non basta che lui o lei si sentano lucidi perché lo siano davvero ». Le conseguenze dell’alcol sono la risultante di un metabolismo complesso: «Dallo stomaco all’intestino, il liquido finisce nel sangue dove viene trasportato al fegato, lì inizia ad essere metabolizzato attraverso gli enzimi. Il fegato in media riesce a “frantumare” l’alcol al ritmo di un bicchiere all’ora». La prima variabile è la velocità d’ingestione: chi beve lentamente, restando sotto un bicchiere all’ora, è certo di non avvicinarsi alla soglia di rischio.

Ma una volta raggiunta l’ebbrezza, anche lieve, i tempi di smaltimento variano molto:

La media è di una riduzione dello 0,15% all’ora, ma qui intervengono le altre variabili. Un maschio di 90 chili smaltisce l’alcol molto più velocemente di un uomo di 60 chili; gli anziani e le donne smaltiscono più lentamente. Una delle ragioni: il corpo di un anziano o di una donna contiene meno acqua, il che automaticamente fa salire il numeratore nel conteggio della percentuale di alcol. È vero che l’assuefazione all’alcol può aiutare: gli alcolisti tendono ad avere un tasso alcolemico nel sangue un po’ più basso, a parità di consumo, perché il loro fegato produce una maggior quantità dell’enzima citocromo P450 Iie1. «Attenti alle sostanze che falsano i controlli — avverte l’esperto — c’è chi è finito oltre il limite legale perché si era sciacquato la bocca con disinfettanti aromatizzati che hanno particelle d’alcol». Lunghi digiuni, diabete e riflussi gastrici possono danneggiare: generano acetone che “sballa” la lettura dell’etilometro. «E non v’illudete che dopo la sbronza serva lavarsi la faccia con acqua gelida o ingurgitare tanto caffè: migliora la lucidità, ma non cambia il risultato dell’alcotest».