Il medico che si collega in tribunale via Zoom mentre sta operando
Questa pandemia ci sta facendo perdere il senso di responsabilità

La volete una prova tangibile di quello che succederebbe se, di qui a qualche mese, annullassimo completamente gli appuntamenti istituzionali in presenza, favorendo i collegamenti virtuali sperimentati a livelli altissimi durante questa fase della pandemia? Ecco quello che è successo in California: un medico di Sacramento doveva partecipare a un processo per violazione del codice della strada. In seguito all’emergenza coronavirus, la partecipazione a questi processi è consentita anche da remoto. E il medico ha deciso di sfruttare questa concessione, usando Zoom in sala operatoria, nel bel mezzo di un intervento chirurgico.
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Zoom in sala operatoria, il medico si collega con il tribunale mentre lavora
In un primo momento il medico, il chirurgo Scott Green è stato interpellato da un ufficiale del Carol Miller Justice Center che gli ha chiesto la sua disponibilità a partecipare al processo. Il medico ha dato parere positivo, nonostante la perplessità dell’ufficiale che aveva intuito la situazione. Il chirurgo era vestito con il camice, i guanti, la mascherina e la cuffia tipici delle situazioni di camera sterile che contraddistinguono gli interventi chirurgici. Nello sfondo dell’inquadratura, si intravedevano anche altri suoi colleghi e il paziente che si stava sottoponendo all’operazione.
Quando, tuttavia, è arrivato il giudice Gary Link, quest’ultimo ha deciso di sospendere il processo, vista la situazione insostenibile. Link ha affermato di avere a cuore la salute dei pazienti e che non sarebbe stato corretto metterla a repentaglio per assistere a un processo in streaming. Al momento, le autorità sanitarie locali – secondo quanto riportato dal quotidiano Sacramento Bee, starebbero indagando sul comportamento del medico.
È questa la digitalizzazione che vogliamo?
È il rischio degli incontri in streaming. Aziende, enti, ma anche istituzioni pubbliche stanno cercando di rispondere in maniera efficiente ai rischi del contagio da coronavirus, mettendo a disposizione strumenti tecnologici per continuare a svolgere il proprio lavoro e garantire i criteri di pubblicità che alcuni eventi devono garantire (è il caso dei processi, ma anche – ad esempio – degli esami universitari). Tuttavia, i comportamenti delle persone coinvolte (il caso dell’esame in DAD alla Vanvitelli, ripreso e condiviso sui social network rappresenta un pericoloso precedente in Italia) rischiano di compromettere definitivamente la buona fede con cui si cerca di superare questa delicata fase storica.
E se la pubblica amministrazione intende davvero proseguire la digitalizzazione su questa linea, allora non può non fare i conti con le interruzioni di pubblico servizio, con le approssimazioni, con le riunioni che si conducono su binari paralleli. Zoom e Teams non possono bastare: occorrono piattaforme dove i processi di autenticazione siano dedicati e – soprattutto – richiedano l’attenzione delle parti coinvolte. Che non possono fare più cose contemporaneamente, soprattutto se una di queste cose è operare un paziente.