Zaia sui complottisti: «Lascino nome e cognome, poi quando arrivano in ospedale per curarsi vediamo se lo sono ancora»

di Enzo Boldi | 03/06/2020

Zaia
  • Il governatore del Veneto torna a parlare dei cosiddetti no mask e negazionisti della pandemia

  • Luca Zaia contro i complottisti e chiede di lasciare nome e cognome

  • La provocazione: "Vediamo se quando si rivolgono agli ospedali sono ancora complottisti"

Già nei giorni scorsi si era scagliato contro i gilet arancioni e il loro leader, l’ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, per quanto accaduto in piazza Duomo a Milano. Oggi Luca Zaia contro i complottisti che negano l’esistenza del Coronavirus e invitano le persone – attraverso deliranti manifestazioni di piazza, come quella del 2 giugno a Roma – a non indossare la mascherina. Il governatore della Regione Veneto non usa mezzi termini per parlare di questa situazione paradossale e usa la carta della Sanità pubblica.

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Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti nel film ‘Palombella rossa’, e far passare messaggi conditi da bufale e con notizie non verificate è molto grave in un Paese che solo ora sta provando a rialzare la testa dopo l’alto numero di contagi e dopo aver pianto i 33.530 connazionali che hanno perso la vita in questa lunga battaglia che va avanti da oltre tre mesi. E in questa cornice, fatta di dati reali, si inserisce la presa di posizione di Luca Zaia contro i complottisti.

Zaia contro i complottisti e la carta della Sanità pubblica

«È fondamentale che si rispetti l’utilizzo delle mascherine. I complottisti ci sono dappertutto. Uno può anche iscriversi ufficialmente al complottismo, però consegna alla sua sanità regionale nome e cognome così quando arriva in ospedale si vede se è ancora complottista prima di curarlo – ha detto Luca Zaia nel consueto appuntamento con il punto stampa per aggiornare sulla situazione coronavirus in Veneto -. Se uno poi si becca il coronavirus fai fatica a dire che è colpa dei marziani, e lo dico nel rispetto di duemila persone che hanno perso la vita».

Il coronavirus e gli alieni

Si tratta, ovviamente, di una provocazione che, però, ha anche un riverbero nel reale. In questi giorni difficili, tra i social e le piazze, sono state dette un’infinità di inesattezze e cose non vere sul Coronavirus. Gente che ha manifestato indossando un gilet arancione gridando al complotto e all’inesistenza della pandemia mentre migliaia di persone (non solo in Italia) stanno continuando a perdere la vita. Quotidianamente. Si sono udite parole da parte di chi ha detto di aver incontrato alieni. Ecco, il peso specifico di cosa si afferma per finire sui giornali e acquisire notorietà è un macigno che gioca con la vita delle persone.

(foto di copertina: da pagina Facebook della Regione Veneto)