Treno deragliato a Lodi, chi erano i due macchinisti morti nel tragico incidente

di Gaia Mellone | 06/02/2020

  • Il Frecciarossa Mille Av 9595 è deragliato intorno alle 5.45 della mattina di giovedì 6 febbraio

  • Diversi i feriti, due le persone morte

  • Le vittime dell'incidente sono i due macchinisti, Giuseppe Cicciù e Mario Di Cuonzo

Il deragliamento del Frecciarossa Mille Av 9595 all’altezza dello svincolo di Lodi ha ucciso i due macchinisti che erano alla guida del convoglio che si è staccato: si chiamavano Giuseppe Cicciù, di 51 anni di Reggio Calabria, e Mario Di Cuonzo, 59enne originario di Capua, in provincia di Caserta.

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Sono due le vittime del terribile incidente verificatosi questa mattina intorno alle 5.45, quando due vagoni si sono staccati attraversando la zona di Livraga in provincia di Lodi dopo circa mezz’ora dalla partenza. Nel terribile schianto hanno perso la vita i due macchinisti.  Uno di loro era Mario di Cuonzo, di 59 anni. Originario di Capua, viveva a Pioltello ed era prossimo ad andare in pensione. La sindaca a nome dell’amministrazione comunale ha dichiarato il lutto cittadino per la giornata di domani. «Apprendiamo con sgomento e tristezza la notizia che uno dei due macchinisti che hanno perso la vita nel deragliamento di questa mattina sulla linea Milano Bologna è un nostro concittadino, Mario Dicuonzo – si legge nel post Facebook pubblicato sulla pagina ufficiale- . Abbracciamo la moglie Chiara e il figlio Federico». «Da oggi le bandiere del Palazzo Comunale sono a mezz’asta» scrive lo staff del comune, che esprime vicinanza e solidarietà anche alla famiglia dell’altra vittima Giuseppe Cicciù.

Il 51enne di Reggio Calabria ad ottobre aveva pubblicato sul suo profilo Facebook, ancora visibile, un post di Trenitalia con la didascalia «la prevenzione è l’arma migliore!». Giuseppe Cicciù era molto attivo anche nel sindacato. Lo ricorda con molto affetto e tristezza per quanto accaduto il segretario regionale del sindacato di categoria, Giovanni Abimelech che al Corriere della Sera ha raccontato come il macchinista non si fosse ricandidato alle ultime elezioni per le rappresentanze sindacali « anche se a malincuore»,perché «si era risposato da poco e aveva avuto una bambina». «Lo vedevamo spesso, qui, o nelle nostre sedi alla stazione Garibaldi e in Centrale» ha aggiunto al Corriere Abilmelech, unendosi al coro dei colleghi che lo descrivevano come  «un amicone, uno allegro e che portava buonumore».

(Credits immagine di copertina: immagine Twitter Vigili del Fuoco@emergenzavvf)