«27 gennaio, riaprite i forni»: il cartello, con svastica, affisso fuori dalla sede del Pd

di Enzo Boldi | 28/01/2020

Torrebelvicino
  • Ancora un episodio di intolleranza, antisemitismo e razzismo

  • Accade a Torrebelvicino, in provincia di Vicenza

  • Il cartello affisso fuori la sede del Pd

La quantità di segnalazioni che arrivano da tutta Italia fanno venire i brividi. Nonostante una parte della politica italiana continui a negare l’esistenza di un pericoloso ritorno a un’epoca buia, gli episodi di intolleranza, razzismo, e antisemitismo continuano a susseguirsi. Negli ultimi giorni abbiamo parlato del caso di via Casale a Torino, di Mondovì e Rezzato. E oggi, all’indomani del Giorno della Memoria, ecco arrivare una nuova denuncia. Questa volta un vergognoso cartello è stato affisso sulla bacheca esterna della sede del Partito Democratico di Torrebelvicino, in provincia di Vicenza.

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«27 gennaio. Giorno della memoria. Ricordiamoci di riaprire i forni: ebrei, rom, sinti, froci, negri, comunisti. Ingresso libero». Il tutto condito dalla classica ‘bella’ svastica in primo piano neanche disegnata bene visto che i raggi vanno in direzione opposta rispetto a quella indicata dalla simbologia nazista. Un messaggio di violenza inaudita che è stato denunciato dalla pagina Facebook del Partito Democratico della Provincia di Vicenza.

Torrebelvicino (Vicenza), il cartello nel Giorno della Memoria

Come si legge nel comunicato social, il fatto è accaduto ieri, 27 gennaio 2020. Il giorno della Memoria per ricordare al Mondo come quanto sia accaduto negli anni delle deportazioni nazi-fasciste, dei campi di concentramento, degli omicidi di massa in basa a razza, religione e orientamento politico e dell’Olocausto, sia stato maledettamente folle e sbagliato. Ma, evidentemente, nel 2020 c’è ancora qualche cittadino italico dal pensiero deviato da ideali di odio ingiustificato.

Una ritorno a un passato vomitevole

E, ogni volta, ci si trova a commentare questi fatti. Condannandoli. Poi arrivano politici, come il coordinatore di Forza Italia di Rimini che voleva far digerire alla sinistra la sconfitta con l’olio di ricino, o il consigliere leghista di Massa che ha definito Sandro Pertini «omicida e brigatista» per poi chiedere scusa dopo le polemiche – e questi sono solamente i casi più recenti – che prima alimentano e poi fagocitano queste dinamiche. Se la riflessione non parte da chi è alla guida, il Paese è destinato allo schianto razzista.

(foto di copertina. da pagina Facebook del Partito Democratico della Provincia di Vicenza)