Il figlio della staffetta partigiana: «La scritta ‘Juden Hier’ impoverimento culturale, nelle scuole non si parla più di olocausto»

di Gianmichele Laino | 25/01/2020

Juden Hier

Si era augurato, nella giornata di ieri, che la scritta Juden Hier lasciata da qualcuno sulla porta di casa di Lidia Rolfi, la staffetta partigiana che ha subito anche la deportazione nel campo di concentramento di Ravensbruck, fosse semplicemente una ragazzata, magari commessa da uno studente isolato con simpatie per l’estrema destra. Invece, Aldo Rolfi, oggi, ci ha ripensato e ha voluto dare una spiegazione che ha radici più profonde all’episodio scoperto nella mattinata di ieri.

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Juden Hier a Mondovì: la reazione del figlio di Lidia Rolfi

Il gesto sarà stato anche isolato, nella tranquilla Mondovì, in Piemonte. Ma la sua portata non può affatto essere minimizzata. E il fatto che la storia abbia trovato così poco spazio sui principali quotidiani italiani non è certo di buon esempio. Così come, nel turbinìo delle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, la politica non è stata così incisiva come avrebbe dovuto.

Allora Aldo Rolfi lancia un monito: «Non siamo davanti a una semplice ragazzata». Poi spiega il senso di questa sua affermazione: «Questo gesto – ha affermato – ha alle spalle un contesto ben preciso. Siamo davanti a una situazione di impoverimento culturale: oggi persino nelle scuole non si parla più di cosa fu l’Olocausto. In un liceo, dove sono andato a parlare agli studenti mi sono sentito chiedere da una professoressa “ma come erano organizzate le scuole ad Auschwitz?”».

Insomma, una memoria a giorni alterni, con le naturali e conseguenti distorsioni. E alla fine non si può non lasciare spazio all’amarezza: «Mia madre avrebbe commentato: abbiamo fallito». Come darle torto.