La richiesta dagli Usa: «Rimuovete Telegram dall’Apple Store»

Secondo Coalition for a Safer Web violerebbe le policy

19/01/2021 di Redazione

Vi ricordate quello che vi avevamo detto a proposito di Telegram? Siamo proprio sicuri che il mondo dell’aeroplanino di carta sia più sicuro e più navigabile rispetto a WhatsApp? Nei giorni scorsi si era registrata una grande migrazione verso il servizio di messaggistica di Pavel Durov che aveva registrato il taglio della quota record di 500 milioni di utenti per Telegram. Tutta colpa dell’aggiornamento delle policies sulla privacy e sui dati personali di WhatsApp, che aveva convinto gli utenti a scegliere altri servizi di messaggistica più rigorosi sotto questo aspetto, come Signal e – appunto – Telegram.

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Telegram fuori da App Store, la richiesta negli Stati Uniti

Coalition for a Safer Web è un gruppo – senza appartenenza politica – che si batte, sotto la guida dell’ex ambasciatore Usa in Marocco (Marc Ginsberg) per un web più sicuro e per chiedere ai big della tecnologia di rimuovere tutti i contenuti che riguardano odio e violenze. Nei giorni scorsi ha chiesto a Apple di rimuovere dallo store l’applicazione di Telegram, anche per il ruolo che ha rivestito nel corso delle proteste di Capitol Hill. Secondo quanto riporta il Washington Post, ad esempio, il fatto di ospitare contenuti legati al neonazismo e vicini al suprematismo bianco andrebbe a violare le policy dello store di applicazioni della casa di Cupertino.

Vale appena la pena ricordare come, in Italia, Telegram sia diventato tristemente famoso per la diffusione e per la propagazione virale di contenuti di pornografia non consensuale. Gruppi di revenge porn su Facebook – secondo recenti studi e rapporti – hanno riunito oltre 6 milioni di account. Un fenomeno ormai dilagante che, da solo, dovrebbe invitare alla prudenza quando si parla dell’app di messaggistica di Durov.

Oltre ad Apple, Coalition for a Safer Web ha chiesto anche al Google Play Store di fare lo stesso. Ora, occorrerà valutare la reazione delle case-madri. Di certo, la fuga da WhatsApp a Telegram e Signal sembra essersi arrestata in seguito alla decisione di WhatsApp di rinviare i propri aggiornamenti (inizialmente previsti a inizio febbraio) per permettere agli utenti di comprendere meglio – riconoscendo un difetto di chiarezza nella comunicazione – ciò che accadrà con le nuove privacy policies.

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