«Ho fatto la spia per Salvini sulle ong e ora sono pentito»

di Redazione | 28/01/2019

talpa Salvini

Sta facendo molto discutere l’intervista al Fatto Quotidiano rilasciata nella giornata di ieri da Pietro Gallo, una sorta di infiltrato nel mondo delle ong su indicazione di Matteo Salvini. Le sue accuse nei confronti dell’attuale ministro dell’Interno sono molto precise: Gallo gli aveva proposto di lavorare da infiltrato nelle operazioni di salvataggio dei migranti in mare e la Lega, con il suo leader in testa, aveva accettato di buon grado.

Talpa Salvini, chi è Pietro Gallo e che informazioni dava sulle ong

Il compito di Pietro Gallo era quello di documentare presunti illeciti nella gestione dei salvataggi dei migranti, scattare fotografie, arrivare persino a registrare delle conversazioni con esponenti di Save The Children. Ora, però, quella che si autodefinisce una sorta di talpa di Salvini si dice pentito di questa sua attività.

«Io e la mia collega fummo richiamati da Salvini pochi minuti dopo, mentre passeggiavamo sul lungomare di Trapani – ha spiegato Gallo al Fatto Quotidiano -. Il ministro le disse che ci avrebbe raggiunti anche subito, ma gli spiegammo che stavamo per imbarcarci, così ci diede il numero di un suo collaboratore. Con un accordo: avrei inviato alla mia collega fotografie e informazioni utili che lei, a sua volta, avrebbe girato al collaboratore di Salvini. Così fu».

Il pentimento della talpa di Salvini

Tuttavia, dopo qualche attività di questo tipo, Pietro Gallo intuì che il percorso per lui si sarebbe di molto complicato. Lo staff di Salvini lo avvisò che avrebbe perso il lavoro, ma che tuttavia sarebbe stato tranquillizzato dal fatto di ricevere aiuto nel trovarne un altro. «Ho ricevuto delle minacce – dice Gallo -, collegate alle mie denunce sulle Ong, e quando l’ho fatto presente allo staff del ministro non ho ricevuto neanche una telefonata di solidarietà».

I fatti risalgono al 2016: nessuna informazione di rilievo messa in evidenza da Salvini. Da quel momento in poi, Gallo perse il lavoro e si dichiarò pentito di quanto fatto con quello che sarebbe diventato poi il ministro. «Ho svelato che i trafficanti accompagnavano i gommoni e davanti a noi li riportavano indietro. E ho fatto la “spia”per conto della Lega. Di questo oggi mi vergogno. Profondamente. Anche per l’assenza di solidarietà e gratificazione».