Piracy Shield
55 POSTL’impossibilità di accedere ai dati doveva essere segnalata da Google al Garante Privacy, anche se la causa è nota ed è stata colpa dell’applicazione di una norma vigente nel nostro Paese
È stato bloccato un servizio di CDN utilizzato, ad esempio, da Open Fiber o da Vodafone: il tema della whitelist di IP non bloccabili da Piracy Shield assume una certa rilevanza
Quel che è successo nell’ultimo fine settimana solleva (nuovamente) un problema atavico dal punto di vista legislativo: manca un organo (indipendente o non) di coordinamento delle attività della piattaforma
Il blocco del dominio avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato dopo la segnalazione non sarebbe potuto avvenire se un indirizzo riconoscibile come quello del servizio di Big G fosse stato inserito all’interno dell’elenco dei portali da non sospendere
Nella filiera di segnalazione del Piracy Shield nessuno si è accorto che si stava bloccando un IP riferibile a Google Drive, facendo andare down il servizio per oltre sei ore nella serata di sabato 19 ottobre. Ma l’Agcom continua a difendere la piattaforma anti pirateria
Non bastavano gli obbrobri giuridici e tecnici del nuovo Piracy Shield
L’azienda, attraverso le parole dell’Head of Government Affairs and Public Policy per l’Italia, ha messo in evidenza tutte le storture delle nuove richieste/obblighi previste dalla legge
Nessuno è in grado di stabilire, tra l’altro, quale sia il numero dei server DNS nel mondo e poi ci sono molti dubbi sul fatto che uno stato membro dell’UE possa imporre ulteriori limiti a fornitori di servizi online con sede in altri stati membri