Il Comitato tecnico scientifico contraddice il ministro Spadafora sul calcetto e gli sport di contatto

di Gianmichele Laino | 25/06/2020

si può giocare a calcetto

Era data per fatta. C’era stato anche un post su Facebook del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che annunciava urbi et orbi la risposta più attesa alla fatidica domanda «si può giocare a calcetto?». Il ministro aveva fissato per oggi, 25 giugno, la data di ripresa degli sport di contatto a livello amatoriale. Non soltanto il calcio a 5, ma anche tutti gli altri sport simili (calciotto e calcio a 11 non professionistico) e gli sport di contatto che si svolgono nelle palestre. Invece, il comitato tecnico scientifico ha fatto partire la doccia fredda. E il ristoro post-partita non c’entra niente.

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Si può giocare a calcetto? Perché il comitato tecnico scientifico ha detto no

Spadafora voleva essere il primo a mettere la bandierina sull’annuncio della ripresa degli sport di contatto. Pur con qualche prudenza, in effetti, dettata dall’ultimo parere espresso da ministro della Salute Roberto Speranza. Ma nella tarda serata di ieri, il comitato tecnico scientifico – che ha guidato le decisioni del governo fino a questo momento, relativamente alla gestione della pandemia da coronavirus – ha frenato gli entusiasmi e ha espresso il suo parere negativo sulla ripresa del calcetto e degli altri sport di contatto.

Si può giocare a calcetto, le eccezioni del comitato tecnico scientifico

«Con il persistente rischio di ripresa della trasmissione virale in cluster determinati da aggregazioni certe come negli sport da contatto – ha scritto il comitato tecnico scientifico – non è possibile dare il via libera a queste attività». Ma perché la Serie A e la Serie B, ad esempio, possono giocare mentre i comuni mortali non possono ancora tirare due calci al pallone? La risposta è semplice: il comitato tecnico scientifico, per la Serie A e per la Serie B, ha previsto una deroga, in virtù del fatto che c’è un intermediario tra le autorità sanitaria e gli atleti coinvolti, ovvero la società sportiva, che si è fatta garante del rispetto delle norme di igiene e di sicurezza necessarie al superamento della pandemia.

Spadafora, dunque, è stato costretto a fare marcia indietro affermando di non essere d’accordo con la decisione del Cts e di aspettare, in ogni caso, il parere del ministro Speranza per risolvere l’inghippo. «Sono riprese praticamente tutte le attività, i gruppi di amici si vedono e passano ore insieme, mangiando allo stesso tavolo, ma soprattutto abbiamo visto in ogni parte d’Italia persone giocare ad ogni tipo di sport nei parchi o sulle spiagge». Il rischio è quello di essere incappato in un’ondata di annuncite che ha rischiato di creare confusione su un argomento molto sentito dalla popolazione.

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