C’è Emma Bonino sulla strada della sfiducia a Bonafede (e della tenuta del governo)

di Gianmichele Laino | 19/05/2020

sfiducia Bonafede
  • Cosa succede domani, 20 maggio, in Senato con la sfiducia a Bonafede

  • Perché potrebbe essere decisiva la mozione presentata da Emma Bonino

  • Italia Viva tentata dall'ipotesi, ma il governo frena: se si vota contro Bonafede, è crisi

Il primo aspetto da considerare è che domani, 20 maggio, al senato si voteranno non una, ma due mozioni di sfiducia per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. La prima è stata presentata dal centrodestra compatto, la seconda è stata presentata da un partito che non è in maggioranza, ma che non fa parte nemmeno dell’arco istituzionale del centrodestra stesso, ovvero +Europa. Il movimento, che ha in Emma Bonino il suo punto di riferimento e che è entrato in parlamento in seguito all’alleanza elettorale con il Partito Democratico, potrebbe decidere le sorti di un suo ex alleato (il Pd, appunto), del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e del governo stesso.

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Sfiducia Bonafede, lo scenario del voto al Senato di domani

Sarà proprio la mozione di +Europa, presentata da Emma Bonino e dedicata a Enzo Tortora (il giornalista della Rai protagonista del caso più clamoroso di cattiva giustizia in Italia), che potrà attirare i senatori di Italia Viva che, nonostante facciano parte della maggioranza, sono i più esposti alla tentazione di votare a favore della mozione di sfiducia. La vigilia non dovrebbe prevedere scossoni, con i corpi diplomatici dei vari partiti della maggioranza che si sono messi in moto per scongiurare uno strappo nel governo con protagonista Bonafede. Tuttavia, il numero dei senatori di Italia Viva (16) è sempre risultato decisivo per gli equilibri della maggioranza a Palazzo Madama. Se si dovessero coalizzare intorno alla mozione di Emma Bonino, approfittando anche degli eventuali voti di un centrodestra unito, il ministro Alfonso Bonafede del Movimento 5 Stelle avrebbe il destino segnato.

La mozione di sfiducia contro Alfonso Bonafede parte dal presupposto delle informazioni fornite dal pm Nino Di Matteo, in base alle quali il ministro si sarebbe fatto condizionare nella scelta dello stesso Di Matteo come presidente del Dap, ovvero il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Tuttavia, la mozione arriva ad abbracciare temi più ampi, come la riforma della prescrizione, che è stata portata avanti proprio dal ministro Bonafede e che ha rappresentato l’ultimo vero ostacolo alla tenuta del governo prima dell’emergenza coronavirus.

Sfiducia Bonafede, le motivazioni dietro alla mozione di Emma Bonino

La riforma Bonafede è entrata in vigore il 1° gennaio 2020, approvata dal governo giallo-verde (M5S e Lega) e prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, con l’impossibilità di chiudere i processi lunghi alla loro scadenza. Matteo Renzi e Italia Viva volevano fortemente modificare questa riforma e avevano messo in discussione la maggioranza formata con Pd, M5S e LeU prima dell’emergenza coronavirus. Una riforma da giustizialisti secondo +Europa e secondo Italia Viva, che invece oppongono a questa visione il garantismo che contraddistingue i due movimenti.

Dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, tuttavia, al di là delle ragioni che potranno spingere a votare la mozione di sfiducia individuale verso Bonafede – che, in quanto tale, colpisce solo un ministro e non il CdM nella sua interezza -, arriva un messaggio molto chiaro: se Italia Viva dovesse votare a favore della mozione di sfiducia proposta da +Europa, si aprirebbe inevitabilmente la crisi di governo.