L’enfasi dei giornali sullo studio «pubblicato da Lancet» sulle scuole italiane sicure

Alcuni accademici e divulgatori hanno contestato il clima molto favorevole di cui ha goduto questa ricerca, anche sui giornali

29/03/2021 di Gianmichele Laino

Sin dall’inizio della pandemia, c’è stata una pagina su Facebook che ha riscosso un importante successo. Si tratta di Pillole di Ottimismo, che è l’interfaccia social di un blog che ha fatto monitoraggio della pandemia, diffondendo anche diversi articoli scientifici sul tema. Del resto, le teorie proposte risultavano spesso – appunto – un po’ troppo ottimistiche rispetto alla concreta diffusione dell’epidemia di coronavirus in Italia e nel mondo. L’ultimo episodio legato a questa pagina Facebook è stato senza dubbio l’articolo dell’epidemiologia Sara Gandini sulla diffusione dei contagi all’interno delle scuole: la teoria di base era piuttosto semplice e si poggiava sul fatto che il contagio stesso avveniva molto più spesso fuori dalle scuole che all’interno di queste ultime. Uno studio che è stato ripreso con grande enfasi dalle principali testate italiane, comprese il Corriere della Sera e Repubblica. Uno studio che, anche se non direttamente, è stato citato anche da Mario Draghi nel corso della sua ultima conferenza stampa.

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Sara Gandini e la pubblicazione del paper

Questo entusiasmo è stato senza dubbio alimentato da quella che è stata presentata come «la pubblicazione su The Lancet dell’articolo scientifico». Sappiamo che The Lancet è tra le più prestigiose riviste scientifiche, ma quello che non è stato messo sufficientemente in risalto è che lo studio sulle scuole italiane sia stato pubblicato non propriamente su The Lancet, ma su The Lancet Regional Health Europe, che – come ricorda Sergio Pistoi – biologo molecolare e divulgatore scientifico – è uno dei tanti sottoprodotti di Lancet. Quindi la pubblicazione su The Lancet R-H non può avere lo stesso peso di una pubblicazione dello studio sul The Lancet propriamente detto.

Al di là dell’equivoco sulla pubblicazione, il mondo accademico italiano ha avuto modo di esprimere più di una perplessità a proposito dei contenuti all’interno dello studio. L’articolo si basa su delle ricerche effettuate precedentemente al mese di dicembre 2020 e, quindi, non contiene al suo interno il necessario approfondimento sul fenomeno delle varianti del coronavirus che, nel frattempo, hanno pesantemente condizionato la diffusione dell’epidemia dal mese di gennaio in poi, in tutta Europa, Italia compresa.

Il Corriere e la riapertura delle scuole

Sempre secondo Sergio Pistoi, inoltre, la pubblicazione sul Corriere della Sera – che ha condizionato il dibattito pubblico sul tema dell’epidemia e della chiusura delle scuole – sarebbe legata a un’operazione di comunicazione e di divulgazione sul tema della riapertura delle scuole. La giornalista che ha firmato il pezzo sul Corriere, infatti, è molto attiva nell’organizzazione di manifestazioni a favore della ripresa della didattica in presenza. Un auspicio che è comune a tutti – sia chiaro -, ma che non può prescindere da una messa in sicurezza delle scuole.

«È ovvio – spiega Sergio Pistoi sulla sua pagina Facebook – che se uno dei millemila studi che affollano la bibliografia minore viene preso come faro-guida dai decisori e influenza il futuro di 60 milioni di persone perché spinto dai media, e da giornalisti chiaramente biased, qualche problema c’è. O no? Sapete cosa davvero mi piacerebbe ora? Mi piacerebbe vedere le tante pagine di debunking di cui è piena l’Italia attivare su questa vicenda tutte le loro antenne scettiche come sanno fare loro».

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