Salvini e il palazzo di Mussolini a Sabaudia: «Così mi fate arrestare» | VIDEO

di Gianmichele Laino | 08/08/2019

Salvini-Mussolini
  • Matteo Salvini ha tenuto il suo comizio a Sabaudia

  • Ci si aspettava un discorso sulla crisi di governo, invece ha fatto sfoggio del solito repertorio

  • C'è stato spazio anche per il parallelismo con Mussolini e il fascismo

Al minuto 24 della lunga diretta di Matteo Salvini da Sabaudia, c’è anche spazio per l’aneddotica fascista. Tutti si aspettavano qualche notizia clamorosa per il governo, qualche annuncio su un rimpasto o sull’apertura ufficiale di una crisi, invece il leader della Lega ha sfoggiato il solito repertorio da comizio. Compreso il parallelismo Salvini-Mussolini, che il ministro dell’Interno fa finta di condannare, per poi scherzarci su.

Salvini-Mussolini, il siparietto a Sabaudia

Sabaudia è notoriamente una città fondata in epoca fascista, sede della famosa scena in cui il Duce va a mietere il grano. Nella sua architettura c’è un richiamo costante al Ventennio. Anche il palazzo comunale, ai piedi del quale Salvini tiene il suo comizio, non esula da questo schema. In modo particolare, la torre – in perfetto stile fascista – reca anche un’iscrizione che cita, con toni trionfalistici, Benito Mussolini.

Salvini-Mussolini, la lettura dell’epigrafe fascista sulla torre di Sabaudia

Matteo Salvini prima fa finta di non accorgersene e poi la legge ad alta voce. «Ma cosa c’è scritto lì? – chiede alle persone che sono con lui sul palco – Non proseguo con la lettura, altrimenti mi arrestano seduta stante. Come mai la Boldrini non l’ha ancora abbattuto quel monumento?». Salvini gioca utilizzando la vecchia fake news dell’ex presidente della Camera che avrebbe voluto abbattere i simboli e i monumenti d’epoca fascista.

Poi, ricorda l’episodio del comizio di Forlì. Quello in cui si affacciò dal balcone dove, qualche decennio prima, si era affacciato anche Benito Mussolini. Matteo Salvini confessa di averlo fatto a sua insaputa. «Pioveva a dirotto quella sera e c’erano diverse migliaia di persone in piazza – racconta Salvini -. Sono stato costretto a parlare nell’aula del consiglio comunale che ospitava al massimo 400 persone. Però ho voluto lo stesso salutare quella folla che aspettava fuori con gli ombrelli. Per questo mi sono affacciato al balcone: il giorno dopo, su tutti i giornali, ho letto quello che sapete. Ma io non avevo idea di che balcone fosse: non posso conoscere la storia di tutti i balconi d’Italia».