Salvini a Libero: «Se il M5S dice no, io mollo tutto»

di Enzo Boldi | 11/06/2019

Salvini
  • Intervistato da Libero Quotidiano, Matteo Salvini pone i paletti per proseguire la convivenza di governo

  • Chiede a Conte e Di Maio do smetterla con i no, altrimenti lui si dice pronto a mollare tutto

  • Dice che non si può vivacchiare e che l'obiettivo è l'Italia e non qualche sondaggio

Nulla di nuovo sul fronte Occidentale. Nella sua intervista a Libero – che ricalca anche quanto pubblicato, sempre nella giornata odierna, anche sul quotidiano La VeritàMatteo Salvini ha rilanciato alcuni paletti per far proseguire la convivenza tra Lega e Movimento 5 Stelle a Palazzo Chigi. Il nuovo corso, che dovrebbe esser iniziato dopo il voto per le Europee del 26 maggio ma che è stato rinviato all’esito dei ballottaggi per le amministrative, è fatto di vecchi diktat da parte del segretario del Carroccio: meno no e più sì, altrimenti arrivederci.

«Sia chiaro a tutti che io sto al governo per aiutare gli italiani – ha detto Matteo Salvini -. Se uno pensa di stare lì a vivacchiare, si sbaglia di grosso. Non capisco le preoccupazioni di Conte. Io voglio fare il ministro dell’Interno e basta. Gli altri devono cambiare passo. In ballo non ci sono voti in più, ma il futuro dell’Italia». Il tutto condito da un giudizio che richiama all’unità nella maggioranza, ma puntualizzato da alcuni puntini di sospensione che fanno da appendice a un «a meno che…».

Salvini dà un nuovo aut aut a Conte e Di Maio

Nulla di nuovo, dunque. Matteo Salvini, conscio del grande consenso popolare che, ora, lo pone in netta maggioranza – ma a Palazzo Chigi e al Parlamento ad avere più ministri e seggi è ancora il Movimento 5 Stelle – dice di voler fare solamente il ministro dell’Interno, ma parla come fosse un presidente del Consiglio. Un controsenso? No, perché le urna hanno parlato chiaro e, al di là dei ruoli istituzionali ben definiti, i voti parlano più dei compiti inizialmente attribuiti e delle sue competenze.

La minaccia all’UE: ci teniamo i sei miliardi

Poi il monito all’Europa. «Non cedo che la Ue arriverà fino in fondo (con la procedura d’infrazione, ndr). Quello che chiediamo è ragionevole. In caso contrario cominceremo col tenerci i sei miliardi». Mossa populista dato che gli accordi internazionali, siglati – volente o nolente – dall’Italia in passato, non permettono al governo di fare ciò che vuole. Ma di populismo e sovranismo o si vive o sia muore.

(foto di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)