Le dieci parole che non vogliamo sentire più (mai più)

Ciaone, brieffare, schedulare. Magari qualcuno si rivolge così a voi, di primo mattino, con un neologismo tanto in voga quanto odiato e spesso incomprensibile. Perché, anche se usato da tutti, quella parola può esser sostituita con definizioni migliori e non storpiature anglosassoni. Abbiamo raccolto le parole odiate che potrebbero darvi più fastidio e le abbiamo catalogate. Incluse quelle che vi faranno sembrano più giovani (invano).

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LE PAROLE ODIATE: CIAONE E COMPAGNIA VARIA

Iniziamo con i neologismi “friendly” (sì anche questa parola potrebbe esser odiata), ovvero tutti quei termini usati da chi vuole fare l’amico con voi. “Raghe” al posto di ragazzi, “Ciaone” per dire un sano e ironico “addio”. Usandoli non sarete più simpatici. Nemmeno più giovani. Non solo: è ampiamente dimostrato che twittare #Ciaone può creare molti problemi.

parole da non sentire
Adele vi fa “Ciaone”

LE PAROLE ODIATE SUL POSTO DI LAVORO

Ci sono poi i termini professionali che in realtà di professionale hanno ben poco a meno che non ti stai rivolgendo a un anglosassone. Brieffare (fare un briefing ovvero fare una riunione), schedulare (programmare, mettere in agenda) o il fantomatico Asap (as soon as possible, il prima possibile).
Da annoverare tra i termini giornalistici più odiati anche “Think tank” ovvero un gruppo di persone che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e storytelling, la narrazione per indicare la storia attorno a un personaggio politico, una vicenda, una idea sviluppatasi poi a livello mediatico. Menzione speciale merita ogni scandalo che sui giornali finisce poi con “opoli”. Calciopoli o Tangentopoli ci hanno segnato. Per sempre.

(foto di Keystone/Getty Images)

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