Parler perde il primo round (legale) contro Amazon

Un giudice federale di Washington ha respinto l'ingiunzione: giusta la rimozione dai server AWS

22/01/2021 di Enzo Boldi

Da Washington arriva un primo tassello fondamentale per quel che riguarda il caso Parler e la rimozione del social sovranista dai server di Amazon. Un giudice federale del Distretto Ovest ha respinto la richiesta di ingiunzione presentata da John Matze – Ceo di Parler – nei confronti di AWS (Amazon Web Services) dopo quanto accaduto all’indomani dei fatti di Capitol Hill. Si tratta di un primo passo di una battaglia legale che proseguirà. Allo stesso tempo, però, è un tassello fondamentale per l’attualità: con questa decisione del giudice, infatti, il servizio di hosting non sarà obbligato a ripristinare sui propri server il social sovranista.

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Nella giornata di ieri Barbara Rothstein – giudice federale del Distretto Ovest di Washington – si è pronunciata respingendo la richiesta di ingiunzione presentata nei giorni scorsi dal Ceo John Matze, come spiega la CNN. E i motivi sono noti ed evidenti, oltre a esser stati pubblicamente segnalati da AWS al momento della rescissione dell’accordo: la piattaforma non ha fatto nulla per rimuovere i contenuti violenti – e di istigazione alla violenza – pubblicati all’interno del social (grande protagonista nell’organizzazione dei fatti di Capitol Hill del 6 gennaio scorso).

Parler perde il primo round contro Amazon

Un’evidenza che ha portato il giudice federale a respingere la richiesta di ingiunzione presentata da Parler che, con questa mossa, puntava almeno a un ritorno temporaneo online in tutte le sue funzioni. I contratti – pubblici – del servizio di cloud hosting fornito da Amazon attraverso AWS, però, parlano chiaro: attraverso i loro server non si possono pubblicare contenuti violenti e che incitino alla violenza.

Il commento di John Matze

Mentre il social sovranista prosegue nella sua battaglia legale e cerca una nuova sponda per tornare online, il Ceo John Matze ha pubblicato un commento sulla versione raffazzonata di Parler.

Insomma, sembra non arrendersi nonostante le evidenza. Anche se, come palese, non si può parlare di censura (come invece sostenuto dai sostenitori di estrema destra a livello mondiale), ma di violazione di accordi e contratti commerciali.

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