Come ha funzionato, finora, la par condicio in Italia

Il concetto è stato inserito, con regolamenti ad hoc, nel 2000. Ma ci sono prescrizioni (e responsabilità) differenti tra emittenti pubbliche e private

11/04/2024 di Enzo Boldi

Due parole che vengono ripetute ogniqualvolta ci si avvicina a una scadenza elettorale. Un concetto che risponde ad alcune esigenze politiche e che ha come vetrina i mass media in due delle sue forme principali: la televisione e la radio. La par condicio in Italia viene spesso sventolata al vento dai partiti di ogni colore e coalizione: una volta è la “destra” a lamentarsi della mancata parità di trattamento (a livello temporale), un’altra volta è la “sinistra” a fare lo stesso (e anche il “centro”, concetto molto vacuo nel nostro Paese, non resta a guardare). Nelle ultime ore si sta parlando molto delle modifiche, approvate dalla Commissione di Vigilanza Rai, che consentiranno agli esponenti dell’attuale esecutivo di avere a disposizione un tempo praticamente illimitato di presenza sugli schermi della televisione pubblica. Ma, finora, come ha funzionato la par condicio nel sistema radio-televisivo nostrano?

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Innanzitutto, occorre sottolineare un aspetto: ci sono delle differenze (non solo formali, ma anche strutturali) tra il regolamento valido per la radio-televisione pubblica e quella privata (o commerciale): per il primo settore, le linee guida (che, di fatto, rappresentano una legge a tempo) sono individuate, approvate e applicate dalla Commissione di Vigilanza Rai e prendono come base il regolamento e le delibere di Agcom sul tema; per tutte le altre, invece, valgono quelle che non sono altro che “raccomandazioni” legate all’imparzialità, la pluralità e l’obiettività (nei dibattiti politici) durante il periodo di par condicio in Italia.

Par condicio in Italia, cos’è e come funziona

Per comprendere da dove nasce il concetto normativo di “par condicio”, occorre fare un salto nel passato e tornare al 22 febbraio del 2000, quando venne approvata ed entrò in vigore la legge n.28, nata con questo obiettivo:

«La presente legge promuove e disciplina, al fine di garantire la parità di trattamento e l’imparzialità rispetto a tutti i soggetti politici, l’accesso ai mezzi di informazioni per la comunicazione politica.
La presente legge promuove e disciplina altresì, allo stesso fine, l’accesso ai mezzi di informazione durante le campagne per l’elezione al Parlamento europeo, per le elezioni politiche, regionali e amministrative e per ogni referendum». 

Dunque, si parla – come detto – di pluralità, obiettività e imparzialità- Soprattutto per quel che riguarda il tempo (misurato in minuti) che tutti i candidati dovrebbero avere a disposizione nell’esporre il proprio programma elettorale in vista del voto: dalle Politiche, alle Amministrative, passando per le Europee. Dunque, per la Rai parliamo di vere e proprie “tribune elettorali”, con uno spazio temporale prefissato. Per quel che riguarda, invece, le emittenti private, non c’è un tempo definito: l’importante è che tutti siano trattati in modo uguale.

Perché nacque questa legge?

Dunque, tutti devono essere messi nelle condizioni di essere trattati nello stesso modo degli altri. Senza distinzione tra candidati di uno o dell’altro partito. Perché nel 2000 si arrivò a tutto ciò? Al netto delle recenti modifiche (quella in vista delle Europee è solamente l’ultimo passaggio di un percorso piuttosto articolato), tutto nacque sotto il governo guidato da Massimo D’Alema (coalizione di centrosinistra) e aveva come obiettivo quello di limitare il potere mediatico di Silvio Berlusconi (che aveva in mano Mediaset e i canali della televisione commerciale che stava già incalzando – in alcuni casi superando – il peso della televisione pubblica nella percezione popolare e negli ascolti.

Ma il concetto di par condicio (uguale condizione) era stato citato – qualche anno prima – dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che si auspicava una legge in grado di porre dei paletti di eguaglianza mediatica in occasione di imminenti scadenze elettorale. Erano gli anni in cui la televisione (meno la radio) avevano un peso specifico molto importante nelle scelte delle persone/elettori. Tempi diversi, quando internet era ancora poco diffuso e i social network non erano ancora stati inventati.

 

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