L’egoismo di Trump: «I Curdi non ci hanno aiutato nello sbarco in Normandia»

di Gianmichele Laino | 10/10/2019

Normandia
  • La Turchia ha iniziato la sua offensiva in Siria, con rammarico del popolo curdo

  • I curdi hanno definito il ritiro degli Stati Uniti dall'area come una pugnalata alle spalle

  • Trump: "Loro non ci hanno aiutato in Normandia"

La politica estera americana sembra davvero essere fatta a tavolino. Quello del Risiko. Donald Trump, nel corso di un incontro con la stampa nella giornata di ieri, è stato sollecitato da alcuni cronisti a rispondere sul ritiro delle truppe USA dalla Siria del Nord e, di conseguenza, sul via libera all’attacco della Turchia in quell’area del Paese. La sua risposta: «I curdi stanno combattendo per la loro terra. Non ci aiutarono durante la seconda guerra mondiale, non ci aiutarono in Normandia, ad esempio».

LEGGI ANCHE > Claudio Marchisio è accanto al popolo curdo: «Vergogna della comunità internazionale»

Trump invoca la Normandia come scusante per il mancato aiuto al popolo curdo

Il ragionamento di Donald Trump parte dal presupposto che gli Stati Uniti hanno speso diversi milioni di dollari per armare i curdi contro l’Isis e che, adesso, questo disimpegno dell’esercito dall’area risponde a un criterio di economicità. Per rafforzare queste sue parole, Donald Trump ha cercato di minimizzare il conflitto in Siria del Nord, declassandolo a una qualsiasi guerra regionale per un pezzo di terra.

La Normandia e il popolo curdo secondo Donald Trump

Dunque, ha risposto ai cronisti mettendo sul tavolo (sempre del Risiko) il nazionalismo curdo e il fatto che i miliziani stessero combattendo per la propria terra e non per un interesse sovranazionale. Il paragone con la Normandia lascia davvero il tempo che trova, perché sovverte qualsiasi ordine storico e qualsiasi rapporto di forza (come se il popolo curdo potesse aiutare gli americani – con un esercito attrezzato e potente – in quella fase storica, dopo essere stati, tra le altre cose, disillusi nella creazione di un loro stato dopo la Prima Guerra Mondiale).

Va preso poi in considerazione il fatto che, grazie alla battaglia contro l’Isis, lo YPG curdo ha offerto un servizio non da poco all’intera comunità internazionale: continuare a presidiare i loro territori con un apporto limitato di soldati (circa 150) poteva essere il minimo indispensabile per ringraziare il popolo curdo del grande contributo dato alla lotta all’Isis.

(Credit Image: © Jim Loscalzo/CNP via ZUMA Wire)