Elezioni in Umbria, Matteo Renzi aka Jep Gambardella

di Enzo Boldi | 28/10/2019

Matteo Renzi
  • Creare l'evento, partecipare all'inizio poi andarsene quando si sente il cattivo odore del fallimento

  • Matteo Renzi si è comportato come indicato da Jep Gambardella ne La Grande Bellezza

  • La fragorosa (e prevedibile) sconfitta Pd-M5S in Umbria ha anche il marchio di Italia Viva

«Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire». Così parlava Jep Gambardella, il personaggio di fantasia protagonista del celebre film La Grande Bellezza. Parole che, vedendo quanto di prevedibile accaduto in Umbria dove l’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è deflagrata, come prevedibile alla vigilia. E tra i partecipanti assenti a questa pantomima elettorale c’è anche Matteo Renzi che prime ha ruggito come un leone rivendicando la paternità di questo groviglio giallo-rosso, poi se ne è tirato fuori. Non solo fondando un nuovo partito che, per ora, dà appoggio al governo, ma anche decidendo di guardare da spettatore il crollo umbro che, come detto, era prevedibile.

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La strategia di Matteo Renzi sta funzionando. Creo, distruggo e (forse) risorgo. Prima l’imprimatur sulla coalizione eterogenea – perché Movimento 5 Stelle e Pd resteranno sempre come l’acqua e l’olio -, poi il passo di lato (verso il centro, non a sinistra) con Italia Viva. Dopodiché quelle mini-spallate quasi quotidiane al governo sulla manovra (ricordiamo la polemica su Quota 100 e l’annuncio di emendamenti ad hoc). Infine lo schiaffo di Narni: la mossa che rende Matteo Renzi uno Jep Gambardella della politica italiana.

Vieni a giocare con noi! No

Perché Matteo Renzi è un cane da tartufo della politica italiana e aveva ben odorato il pericolo del tracollo che, come confermato dai numeri definitivi arrivati dal Viminale, certificano il fallimento della sinistra in Umbria alle Regionali. Una sconfitta epocale sia a livelli di (non) consenso, sia perché l’Umbria – fino a oggi – ha avuto solamente un colore: il rosso. Hanno provato a mescolarlo al giallo nel tentativo di salvare il salvabile, con l’orchestra (a livello Nazionale) diretta dal direttore Matteo Renzi. Poi le stonature, le spartiture errate e la scelta di defilarsi aprendo il paracadute a pochi metri dal suolo, mentre gli altri restavano a guardare, consci di esser destinati a un’atroce fine.

Matteo Renzi è lo Jep Gambardella della politica

Strategia. Totale. I numeri che arrivano dall’Umbria sono impietosi per quel che resta del Centrosinistra e del Movimento 5 Stelle. Poteva andare peggio? No, anche la pioggia sarebbe stato un sollievo vedendo lo schiaffone democratico arrivato dalle urne elettorali. Il tutto condito da chi è voluto essere il Re della festa che – però – è miseramente fallita trasformandosi in un funerale di due partiti che escono con le ossa rotte perché sono stati incapaci di parlare al lavoratori, agricoltori e operai dell’Umbria che – negli ultimi anni e non solo per lo scandalo sanità – si sono sentiti abbandonati dalla loro storica tradizioni sinistrorsa.

(foto di copertina: da La Grande Bellezza + ANSA / ETTORE FERRARI)